lunedì 25 luglio 2016

Perché San Giovanni in Conca a Milano non è un mitreo


I resti dell'abside di San Giovanni in Conca, in piazza Missori a Milano.

Brano scritto per Luca Tarenzi dopo la pubblicazione de Le Due Lune (circa 2010). 

Dato che la faccenda penso possa interessare a più persone, mi sembra carino metterla per iscritto.
L’attestazione (in realtà ipotesi) che la nostra chiesa sorgesse su un mitreo (identificabile con la restante cripta) ci viene unicamente da I. E. Ferrario - G. Padovan, Milano Sotterranea e Misteriosa, che dice: “Pare che in origine [la cripta] fosse un mitreo, che l’avvento del culto cristiano ha poi cancellato. L’appellativo “in conca” dovrebbe derivare dal fatto che è stata ritrovata una grande vasca, che potrebbe essere stata destinata a fonte battesimale e di qui la dedica al Giovanni detto Battista, ovvero colui che battezza per immersione nelle acque.” 
Ma basta informarsi un po’ di più, e visitare la cripta stessa, per rendersi conto che entrambi gli assunti sono errati: la conca non è mai stata una fonte battesimale mitraica, bensì la parte di “una cisterna in laterizi rivestita da cocciopesto impermeabilizzante e alimentata da condutture in piombo” in disuso, che venne poi abbattuta per la costruzione dell’edificio sacro (così riporta uno dei cartelloni in situ); allo stesso modo la chiesa non fu dedicata a Giovanni Battista, bensì a Giovanni Evangelista, la qual cosa è tranquillamente attestata da una delle (seppur tarde) statue ritrovate nella chiesa (e oggi esposta al Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco), risalente al XIV secolo e rappresentante il suddetto Santo nell’atto di essere bollito nell’olio. Anche perché, che senso avrebbe avuto dedicare una chiesa al Battista in relazione alla fonte battesimale, senza che questa però esistesse più e non fosse mai stata cristiana?
Niente mitreo, dunque, per lo meno in base a ciò che dicono i due autori del libro... Magari però qualcuno ha fatto degli studi più dettagliati che nel testo di cui sopra non vengono riportati, sarebbe lecito pensarlo.
Ciò comunque non toglie che il capoluogo lombardo fosse una roccaforte del culto mitraico, e persino da epoca assai antica (con buona pace del nostro romanziere)! Nel sito Storia di Milano leggo che “a Milano esistevano diversi mitrei, difficilmente collocabili, tranne quello rinvenuto per gli scavi di piazza Diaz. Ne attesta il culto M. Valerio Massimo, sacerdote di Mitra e studioso di astrologia, la cui stele sepolcrale, rinvenuta sotto i portici di S. Simpliciano, risale alla fine del I - inizi del II secolo d.C., un periodo molto precoce per la diffusione del culto. Un’altra epigrafe è stata trovata nei pressi di S. Ambrogio; ci informa che P. Acilius Pisonianus ha restaurato uno speleum mitraico [che A. Colombo colloca nella zona del Circo romano] a sue spese dopo che un incendio lo aveva distrutto e il Comune aveva ripulito l’area.” 
Una diversa e più vecchia teoria (ma non meno suggestiva) riguardo la precedente natura della cripta di San Giovanni in Conca è riportata da A. Colombo nel libro Milano Romana: “La data di costruzione è incerta, essa oscilla tra il IV secolo d.C. e la fine del V. Di certo è che la chiesa, a pianta rettangolare insolitamente allungata, fu costruita sopra un precedente edificio romano, riferibile al III secolo d.C., che era orientato secondo il piano regolatore del foro. Presso la cripta è stata individuata anche una cisterna, una grande vasca per l’acqua, la cui presenza potrebbe giustificare la specificazione ad Concham a cui il nome di S. Giovanni è abbinato. Concha, in latino, ha primariamente il significato di conchiglia e la traduzione in italiano del nome della chiesa suonerebbe, dunque, S. Giovanni alla Conchiglia. Abbinamento che apparentemente può sembrare privo di senso, ma che, viceversa, ha una sua plausibile spiegazione. In primo luogo, si potrebbe ipotizzare che la primitiva chiesa di S. Giovanni sia stata costruita sopra un tempio pagano e non su di un edificio qualunque, sia per analogia con tante altre chiese cristiane, sia perché l’edificio era orientato perfettamente col foro e ubicato proprio nei pressi di uno sbocco della via porticata (decumanus maximus) in direzione del foro stesso. Quanto alla grande vasca poi, si può pensare alla presenza di una fontana monumentale, tipica romana, ricca di giochi d’acqua e ornata da statue e, perché no, anche da una grande conchiglia. In effetti, in via Paolo da Cannobbio, cioè nei pressi di S. Giovanni in Conca, è stata rinvenuta una piccola statua di ninfa che doveva appunto essere ornamento di un ninfeo, o di una fontana. La statua, acefala, è attualmente conservata presso il museo archeologico di corso Magenta. Della conchiglia è invece rimasto solo il ricordo, legato al nome del santo. Volendo poi azzardare una ipotesi, per confronto con un’altra chiesa milanese, si potrebbe anche arrivare alla identificazione del tempio in questione. Infatti, se parlando di S. Donnino alla Mazza, questa viene subito abbinata ad un tempio dedicato ad Ercole perché notoriamente l’eroe veniva sempre raffigurato armato di una nodosa clava, per S. Giovanni in Conca non sarebbe scorretto pensare ad un tempio dedicato a Venere, la cui nascita è altrettanto notoriamente legata a una conchiglia. È sicuramente ben conosciuto da tutti il quadro, raffigurante la Dea che sorge dal mare trasportata da una conchiglia, che Botticelli realizzò ispirandosi agli antichi modelli greci. In conclusione, la chiesa di S. Giovanni potrebbe essere stata costruita sopra un tempio di Venere e le sue adiacenze. E la specificazione ad Concham, che finora ha dato luogo a interpretazioni disparate, pertanto troverebbe una ragionevole motivazione.” 
Ritengo che sarebbe assai interessante vedere di persona queste testimonianze (nel caso fosse possibile), indi per cui penso che sarebbe d’uopo organizzare una visitina al Museo Archeologico e a quello Sforzesco... Chissà che non venga fuori qualcosa di realmente interessante.

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