lunedì 20 marzo 2017

L'Angelo Decaduto: Dimitri, Crepuscolo e il satanismo in Italia






Ricordo che, a 17 anni, ero entrato in una comunità ludica virtuale di stampo fantasy, nella quale i webmaster, di chiare tendenze clericali e difettando nel distinguere la finzione dalla realtà, avevano messo come “mezzo” per guadagnare punti lo smascherare siti satanisti e denunciarli alle autorità. E ricordo che anche io avevo provato a navigare un po’ alla ricerca di qualcosa da portare all’attenzione di costoro, e mi ero imbattuto quasi subito nel Tempio di Satana, un “centro di studi occulti satanici”.
Affascinato dal fatto che dei satanisti avessero un sito pubblico e si ritrovassero a parlare in chat come se nulla fosse (ben lontani dalla malefica segretezza che veniva proposta dai media o dagli stessi webmaster di cui sopra), ho iniziato a leggere i loro articoli e a chiedere qualche informazione, per quanto la loro riservatezza nel parlare con un estraneo sia stata palese sin subito. In ogni caso, il Tempio di Satana possedeva una biblioteca online piuttosto notevole (almeno per l’epoca, era il 2003), con testi tradotti, poesie, grimori e persino un “manuale di satanismo”, il Compendium Daemonii, scritto da alcuni utenti. Mi sono immerso nella lettura di quest’ultimo, scoprendo così il pensiero di LaVey[1] e comprendendo che, di fatto, non mi trovavo davanti a una mera devianza del cristianesimo, ma a una religione vera e propria che (condivisibile o meno) aveva delle cose da dire e un pensiero filosofico complesso.
Andato dai miei webmaster, ho provato a spiegare loro la differenza tra il satanismo cosiddetto “acido”, quello legato agli ambienti della criminalità e della gioventù deviante, con le correnti razionalista e occultista, di fatto per nulla illegali né attivamente lesive della società. Va da sé che mi venne risposto che simili distinzioni non esistevano, che il satanismo era l’adorazione del Demonio e null’altro, e che “noi non facciamo distinzione tra satanisti acidi e basici”. Da lì, come facilmente comprensibile, nacquero una serie di attriti a tematica religiosa sfociati poi nel mio abbandono della web community.
Da allora in poi non mi sono più attivamente interessato al satanismo, o meglio, non alle comunità italiane: i miei interessi erano e sono ancora legati per lo più al neopaganesimo. Pur non condividendola, conservavo un buon ricordo di questa religione, e non mi è mancato il riprendere in mano saltuariamente il Compendium, o il rallegrarmi quando ho scoperto che La Bibbia Satanica di LaVey era finalmente stata tradotta in italiano e disponibile in PDF. Ho parlato di lui e di Aquino (il fondatore del satanismo occultista) sia nel corso di Storia delle Religioni che in quello di Storia della Magia tenuti all’Unitre di Saronno (le dispense le trovate QUI), senza in realtà chiedermi se la situazione in Italia fosse mutata, e come[2].
Qualche giorno fa un amico mi ha passato un articolo dove si parlava dei recenti arresti effettuati a Torino nei confronti di alcuni sedicenti maghi: la rivista online in questione andava dunque a intervistare la fondatrice dell’Unione Satanisti Italiani, chiedendo spiegazioni su cosa fosse realmente il satanismo e se c’entrasse qualcosa con la vicenda. Ho dunque colto l’occasione per fare una panoramica della situazione attuale, coadiuvato dal sito del Centro Studi Nuove Religioni (CESNUR), che vi linko QUI e sul quale potete trovare i riferimenti che non esplico in questo articolo.

Marco Dimitri e il satanismo positivista.
Nel 2003 l’ormai ultracinquantenne Marco Dimitri aveva già smesso di far parlare di sé, e tuttavia i suoi articoli si trovavano ancora online. Fondatore del gruppo satanista più famoso d’Italia (almeno prima dell’USI), vale a dire i Bambini di Satana (BDS), aveva iniziato la sua attività nel 1982, riuscendo a raggiungere circa 200 tesserati nel 1994, traguardo a mio avviso ragguardevole vista l’epoca; processato sia quell’anno che nel 1996 con le accuse più classiche e disparate (violenza su minori, sacrifici di bambini e via dicendo), è stato sempre assolto e risarcito per ingiusta detenzione. I BDS avevano alcune caratteristiche molto peculiari, vale a dire una ritualistica accentuata e molto scenica (come l’uso del sangue del fondatore), possibilità di celebrare matrimoni omosessuali e incestuosi, cerimonie di sbattezzo, esaltazione di tutta la materialità (dal denaro al sesso ai sentimenti considerati “negativi” dalla società); Dimitri stesso, in maniera piuttosto delirante, si era imposto come “riferimento mondiale del culto demoniaco” [3], facendo suo l’appellativo crowleyano di “Grande Bestia 666”. Non c’è dubbio che il satanismo dei BDS non fosse uno di quelli americani, ma un pensiero originale di stampo occultista e magicamente attivo, influenzato appunto dalla mistica di Crowley e dal neopaganesimo: non a caso Dimitri sembrava disprezzare fortemente LaVey, per quanto mi ritrovi d’accordo con Introvigne quando dice che all’epoca “la sua idea di Satana […] è forse meno lontana dalla filosofia della Bibbia di Satana di quanto a prima vista possa sembrare” [4].
Comunque, contrariamente a quanto mi sarei aspettato, ho scoperto che i BDS sono ancora attivi, o meglio, è ancora attivo Dimitri, ma in una veste del tutto nuova: a quanto sembra, dopo le varie vicissitudini sopra descritte, il Nostro sarebbe approdato a un’attiva militanza atea impostata sul progresso della scienza. Il nome Bambini di Satana viene ancora mantenuto ma, come dice lui stesso, “Satana è sempre stato un termine di opposizione […] L’opposizione è un dato di fatto è un dato storico e non rappresenta in alcun modo un modo soggettivo di vedere il mondo. Quindi è l’opposizione all’oscurantismo sia religioso che onirico che pseudoscientifico ad essere ‘satana’. Si può tranquillamente confermare che, da sempre, l’avversario logico ai deliri religiosi (comprese le pseudoscienze) sia la scienza stessa ed è sempre stata la scienza ad essere messa sui roghi.” [5] Dunque, Dimitri oggi sarebbe un satanista in quanto avversario della religione e dell’esoterismo per la supremazia della razionalità e del metodo scientifico.
Egli rinnega, com’è logico, anche tutta la sua passata opera di mago in quanto “sperimentazione giovanile”, e perché “una figura spirituale rappresentante Satana o chi per esso non esiste. Non esiste nulla di spirituale, non esistono gli spiriti, non esiste nulla al di la della materia e mai nessuno ha dimostrato possa esistere.” [6] E tuttavia la cosa non si ferma qui, perché il Nostro non si limita a dire che questo è il suo pensiero, ma quello dello stesso LaVey (ora evidentemente più apprezzato): in un suo articolo sembra non comprendere come sia possibile che persone a suo avviso razionali come il Papa Nero e il suo attuale successore Gilmore possano credere nella magia, e cerca di dare una spiegazione in merito. Dice dunque che, quando si effettua una cerimonia satanista, “gli effetti a cascata sul reale che questi rituali possono scatenare sono molteplici: si potrebbe immaginare una persona che, liberata dagli orpelli dogmatici di una religione monoteista, si tuffi nella conoscenza scientifica e trovi una cura al cancro; oppure altri che, liberando la propria sessualità animale repressa, guariscano da malattie psicosomatiche o di stampo nevrotico. Non siamo qui nel campo dei miracoli ma di circostanze perfettamente spiegabili. La magia del Satanismo Razionalista è un’apertura del possibile, un’elevazione del sé, un’autocelebrazione delle proprie potenzialità. Non avrai una macchina nuova tracciando un cerchio nel pavimento ed evocando spiriti, la potrai avere se evochi in te stesso una forte motivazione e una determinazione atta a raggiungere l’obiettivo (ad esempio quella di lavorare per guadagnare).” [7]
Questo però è vero solo in parte: lo stesso LaVey, riprendendo il solito Crowley, definisce la magia come “il cambiamento di situazioni o eventi tramite la propria volontà, che altrimenti sarebbero immutabili con l’uso dei metodi normalmente accettati”, la qual cosa esclude una guarigione mentale (che a logica si può ottenere tramite sedute psicoterapeutiche), o un’illuminazione scientifica (che si può ottenere con la ricerca e la sperimentazione), o il comprare una macchina (guadagnando soldi lavorando). LaVey stesso, nel 1969, sembra rispondere a Dimitri subito dopo, dicendo che “qualcuno dirà che queste istruzioni e procedimenti altro non sono che psicologia applicata o fatti scientifici rinominati col termine ‘magia’ […] È per questa ragione che non è stato fatto alcun tentativo per limitare le spiegazioni esposte a una nomenclatura nell’insieme. La magia non è mai stata completamente spiegata dalla scienza, ma la scienza è sempre stata, in un modo o in un altro, considerata magica” [8].
Insomma, il fondatore del satanismo non crede in Dio, ma sa perfettamente quanto reale può essere la magia che, indipendentemente dalle forze divine o spirituali “esterne”, può anche solo dipendere dalla volontà umana, divina in senso lato: l’esoterismo di LaVey, a metà strada tra magia cerimoniale e psicodramma, risulta quindi nettamente diversa (e più mistica e possibilista nei confronti del potere “invisibile” dell’uomo) dei riti teatrali di Dimitri improntati a un mero soddisfacimento materialista. In questo il Nostro mi ricorda l’associazione americana del Tempio di Satana (che nulla c’entra col vecchio sito summenzionato), la quale dice di rifarsi al pensiero laveyano ma ne rigetta tutto l’apparato magico, facendomi chiedere a che serva allora costruire un tempio con un baphomet gigante, se non a farsi pubblicità[9].
Come che sia, Dimitri oggi è un membro del partito Democrazia Atea e gestisce un blog in cui si occupa per lo più di argomenti di suo personale interesse, con fortissimi accenti anticlericali, inneggiando al progresso della scienza come all’unica cosa che può salvare l’essere umano, creando quindi quello che mi sento di definire “satanismo positivista”. Ammesso e non concesso che sia lecito definirlo satanismo, perché di certo non rientra nella categoria delle religioni.

Jennifer Crepuscolo e il satanismo malfidato.
Confesso che ho conosciuto l’Unione Satanisti Italiani (USI) e la sua fondatrice Jennifer Crepuscolo molto di recente rispetto alla sua reale nascita, nel 2010: è stato infatti solo nel 2015 che i suoi filmati sono stati portati alla mia attenzione e, lo ammetto, hanno suscitato l’ilarità mia e dei miei amici, per vari motivi che andrò a elencare. Di base basti sapere che questa associazione, puramente virtuale, conta 750 iscritti al blog e 400 al canale YouTube, con svariate migliaia di like e visualizzazioni: le cifre sono relative, considerato che si tratta di internet, però non è ignorabile che l’USI si configuri così, allo stato attuale, come il maggioritario gruppo satanista italiano. Pur non essendo realmente un gruppo satanista, e vediamo perché.
Anzitutto, una cosa che forse oggi viene fatta passare in secondo piano, ma che a me all’epoca colpì molto, è il fatto che l’USI propugna l’idea, dichiaratamente mutuata dalle teorie di Zacharia Sitchin, che Dio, Satana e in generale gli dèi delle varie religioni siano alieni, creature spaziali o extradimensionali giunte nel nostro mondo a combattere le loro guerre. Questa è una cosa che oggi forse non si ricorda, ma che nei primissimi filmati dell’USI la faceva da padrona, e allo stesso modo esistono articoli sul sito che ne parlano. È comunque inutile dire che le teorie di Sitchin, esposte nella sua ininterrotta produzione dal 1976 alla morte, sono state smentite ormai da decenni, e sono anche più vecchie di lui stesso (la prima teoria di questo tipo viene da Il Pianeta Sconosciuto di Kolosimo e Von Daniken, del 1958). Credo che Giacobbo abbia annoiato abbastanza tutta Italia da non dover dire altro sull’argomento.
Ciò che mi ha sempre sorpreso, nei vari discorsi di Jennifer Crepuscolo sul satanismo, era la mancanza di riferimenti a LaVey, Aquino, Gilmore e in generale alle figure di spicco di questa religione, anche perché moltissimi dei concetti che esplica sembrano essere ripresi alla lettera da costoro. Una rumorosa assenza, insomma, che nelle parole della Crepuscolo si estende anche a tutti i gruppi italiani quando dice, ad esempio: “Io so solo che sette anni fa [nel 2010] non c’era niente [sul satanismo in rete], poi da quando è nata l’Unione, molte persone hanno deciso di cavalcare l’onda, e ognuno si è fatto il suo orticello andando a snaturare alcuni valori del culto. Si è fatta confusione. Posso dirti che non esiste un libretto di istruzione per diventare satanista, una persona può al massimo informarsi sul satanismo e riconoscersi tale, rendersi conto che quella verità era già dentro se stesso.” [10]
Tralasciando che la massima “satanisti si nasce, non si diventa” è appunto di LaVey, pare evidente che il Tempio di Satana che avevo visitato molte volte nel 2003 fosse una mia allucinazione, come anche il Compendium Daemonii che sta stampato nella mia libreria. In effetti, ogni volta che la Crepuscolo parla di altri satanismi, cita quasi sempre e solo quello acido, ed è inutile dire che è entrata in diatriba anche con l’ormai “ritirato” Dimitri, in un dialogo a mio avviso piuttosto sterile. Mi pare quindi che l’USI punti ad avere il primato del “vero satanismo”, ignorando (o più probabilmente fingendo di ignorare) tutte le altre passate manifestazioni di questa religione, etichettandole tutt’al più come “distorsioni”; riguardo alle devianze (o se preferite “orticelli”) a cui accenna la Nostra, torneremo a breve.
È però la teologia dell’USI a lasciarmi più perplesso che mai: di base, Satana non sarebbe altro che il nome della divinità che si manifesta sotto mille diverse forme, quelle degli dèi del paganesimo (molto spesso in particolare di quelli oscuri o demonizzati); le divinità dei monoteismi sarebbero anch’esse degli dèi, ma parassitari, il cui scopo è quello di assoggettare gli uomini e sostentarsi con le loro energie (ancora una volta, la ripresa di una metafora di LaVey), a differenza di Satana che invece è libertà, conoscenza e dinamismo. E ognuno può praticare come vuole il “satanismo”: “Ogni iniziato fa di testa sua: ci sono fratelli che amano celebrare e fare rituali di ringraziamento, e fratelli che preferiscono meditare nell’intimità. […] Noi non abbiamo un percorso guidato che ti dice cosa fare: l’iniziato è solo con dio, nel suo abisso personale. […] In tutti questi anni di attività con l’unione satanisti italiani a me non interessava elargire verità assolute, però se c’è una cosa su cui ho sempre battuto il chiodo, è che ogni iniziato, specialmente quelli giovani, deve imparare ad essere indipendente. Se c’è una cosa che sempre ho detto alle persone è di non fidarsi di nessun santone, di nessuna psico-setta, di percorrere la propria via iniziatica spirituale ma da solo, senza maestri, senza intermediari tra se stesso e il divino. Perché si possono incontrare persone per bene che ti aiutano, e persone che se ne approfittano, come negli ultimi fatti di cronaca.” [11]
La Nostra insomma vuole una completa indipendenza sia teologica che pratica dei membri dell’Unione e, se da un lato la cosa può farle onore per questa assoluta libertà, dall’altro non permette di creare un gruppo di fatto, ma solo di nome. L’USI sembra dunque essere un insieme di persone che condivide l’adorazione degli antichi dèi, osteggiati nel corso della Storia dalle religioni abramitiche: questo però la configura non certo come satanismo, ma tutt’al più come corrente neopagana. E questa corrente non fa altro che mettere il nome di “Satana” alla Fonte Divina da cui tutti gli dèi derivano, oltre a riprendere in parte l’iconografia classica dell’angelo caduto, ma comunque in mezzo a tutte le altre opere delle religioni antiche, di cui il sito è pieno (e ammetto che vedere una citazione di Giuliano l’Apostata in apertura di un articolo dell’USI è stato un po’ un pugno nello stomaco).
Ovviamente la Crepuscolo, a cui evidentemente questa cosa tanto palese dev’essere già stata fatta notare, esplica anche la differenza tra paganesimo e satanismo, dicendo: “Allo stesso modo ostinarsi a concepire solo un aspetto di Satana, identificandolo solo con una delle sue antiche forme, che essa sia Enki, Ishtar, Shiva, Odino, Kukulakan, Melek ta’us, o quello che preferite, sarebbe come auto limitarsi, fossilizzarsi nella stasi, mentre sappiamo bene che il Satanismo è Dinamismo, è Evoluzione, Avanzamento, il vero Satanista pertanto non si ancorerà mai ad una singola pagina della storia di Satana, ma ne affronta e comprende l’intero libro. […] Io sono dell’idea che se non si accetta il nome Satana, come se si fosse posseduti da un’isterica repulsione superstiziosa, allora non ci si dovrebbe definire Satanisti e che se si accetta solo una sua forma pagana, allora si è pagani. Nel senso che se credi in Satana solo nella sua forma sumera, sei un Enkista, se celebri Satana nella sua antica veste, che so, di Shiva, allora sei un Induista. Satanista è tutta un’altra cosa, poiché il Satanista è un ricercatore poliedrico che non si limita a guardare da un solo punto di vista, bensì ambisce ad una visione completa, che comprende l’intero panorama spirituale, a 360 gradi. Oltre-i-nomi!” [12]
Pare evidente che la Nostra non abbia idea alcuna della realtà neopagana non dico mondiale, ma anche solo italiana, oppure è ancora una volta in malafede, perché sembra intendere il paganesimo unicamente come ricostruzionismo (ovvero la ripresa di uno specifico pantheon e delle sue celebrazioni). E questa corrente è, inutile a dirsi, quella minoritaria se confrontata con la wicca o i praticanti solitari, i quali non si fanno certo problemi ad ascrivere nel loro “pantheon personale” gli dèi più diversi, aggiungendone sempre di nuovi, adorando Odino e Bastet assieme a Zeus, Damballah e Quetzalcoatl; e questa non è una cosa recente nemmeno a livello “magico”, perché ricordo che già la Curott, nel suo L’arte della magia del 2001, proponeva un elenco di dèi e dee che il praticante poteva invocare a seconda della necessità[13]. I membri dell’USI dunque sono, dal mio punto di vista (nell’ambito della storia delle religioni, ovviamente), dei semplici neopagani a cui piace l’iconografia satanica.
Potrei scrivere un intero libro analizzando gli articoli dell’USI a questo riguardo (e no, non intendo farlo!), ma basti solo un altro esempio. A rileggere oggi il Compendium Daemonii, trovo divertente il fatto che gli autori, pur sostenendo che per un satanista la festa più importante è il suo compleanno, riprendessero anche quelle della Ruota dell’Anno wiccana, ma eliminando i solstizi, rinominandone alcune (Beltane diventava Walpurgisnacht e Samhain Halloween) e modificando un po’ la sostanza della festa. La Crepuscolo (o chi per lei, l’articolo non è firmato) non fa nemmeno questo sforzo: riprende in toto la Ruota, ovviamente senza menzionare la sua origine neopagana, e vi aggiunge tutta una serie di festività minori e inventate prese da internet, scambiando il nome della divinità festeggiata con quello di un demone della tradizione abramitica[14]. E conclude l’introduzione con questa meravigliosa perla, a riprova che il suo satanismo non è paganesimo (ma notate come il discorso funziona perfettamente, e anzi meglio, se sostitute “paganesimo” a “satanismo”): “Il modo migliore per festeggiare questi importanti giorni del nostro Calendario Satanico è a mio avviso quello di seguire l’esempio dei nostri antichi antenati Gentili[15], cercando però di riadattare tali tradizioni alla nostra condizione di vita attuale. […] Pertanto vorrei che fosse ben chiaro a tutti che noi Satanisti non stiamo inventando un bel niente! Non stiamo ricreando un nuovo culto come va tanto di moda oggi con la new age o tutti questi movimenti nascenti… Noi semplicemente stiamo recuperando e restaurando le tradizioni del Culto Originale in seguito demonizzato per convenienza dai credi avversari. Noi non siamo Satanisti perché vogliamo sentirci ‘diversi’ dalla massa, non stiamo creando un nuovo credo per distinguerci dai cristiani o le altre religioni adamitiche [sic!]. Noi semplicemente sentiamo l’esigenza di tornare all’Origine, quando ancora la Verità non era stata contaminata dalle corruzioni della storia. Cercare di ripristinare una Verità Originale non significa ‘inventare un nuovo culto’, bensì significa non permettere alle prevaricanti religioni patriarcali di cancellare il nostro prezioso passato.”[16]
Sono sempre più persuaso, insomma, che la Crepuscolo ignori volutamente tutto il resto (se non per parlarne male), partendo dal satanismo americano fino al neopaganesimo individuale, o sarebbe costretta ad ammettere che la sua idea non è poi così nuova, e nemmeno così originale (spero sia chiaro l’eufemismo), checché ne dicano i suoi articoli dove la celebra come “culto delle origini” (guarda caso, come alcune correnti wiccane).
In questo senso credo che il suo spirito custode, il demone Andras, che la Clavicula riporta come seminatore di discordia, stia facendo un buon lavoro nel dividere i Satanisti italiani.

Giulia Conti e il satanismo moderato.
A questo punto credo possa sorgere spontanea una domanda: «Ma allora, che fine ha fatto LaVey?»
In un suo articolo, la Crepuscolo dice che “il Culto di Lavey, per quanto possa essere un’interessante filosofia, non è certamente il Culto di Satana espresso nella sua forma più completa. Il Razionalista fa di Satana solo un mero simbolo di rifiuto verso la società cristiana, riducendo pertanto il Culto soltanto ad una funzione antitetica, in una dimensione fondamentalmente atea.” [17] E credo che questo le derivi più che altro dalla diatriba con Dimitri, perché sembra totalmente ignorare tutta la visione spirituale e magica di LaVey a cui abbiamo accennato sopra e che, condivisibile o meno che sia, rappresenta una parte importante del suo pensiero (alla quale dedica un quarto della Bibbia di Satana, il Libro di Belial).
Forse ciò non è passato inosservato nemmeno ai membri dell’USI stesso, perché tra il 2013 e il 2014 alcuni di loro (capeggiati da Giulia Conti) si sono separati dal gruppo e hanno fondano la web community Satanismo Razionalista (SR), che vede qualche migliaio di iscritti alla pagina. Punto centrale della separazione sembra essere stato il fatto che, a detta di SR, nel nostro Paese si sono dimenticati gli insegnamenti di LaVey, il “vero satanismo”, ai quali il nuovo gruppo sembra voler ritornare: a livello dottrinario, esso infatti accoglie nella sua integrità tutto il corpus di testi, dottrine, idee e princìpi di LaVey, nonché dei suoi successori, e a livello comunitario raccoglie tutti quelli che aderiscono o si ispirano alla Chiesa di Satana e ai suoi derivati (sembrano esserci confluiti anche i membri del Tempio di Satana in cui mi ero imbattuto anni fa). Il sito è però attualmente offline, e in generale mi pare di capire che la loro attività pubblica consista in poco più che una pagina Facebook dove vengono riportati gli aforismi del Papa Nero e altre citazioni similari a tema “satanico”.
Incuriosito però da quale fosse la loro posizione riguardo la magia esplicata nei testi laveyani, mi è stato risposto privatamente[18] che essa viene considerata come uno strumento messo a disposizione nei confronti di coloro i quali lo ritengono utile come psicodramma catartico a beneficio esclusivamente soggettivo e psicologico per il singolo satanista, ma parimenti anche come modo di sperimentare l’esistenza di possibili forze occulte ancora ignote alla scienza, lasciando dunque al singolo la posizione che più preferisce; esso è tuttavia uno strumento totalmente facoltativo, e dunque viene rispettata anche la decisione di chi non sente alcun bisogno di usarlo nella sua vita. Anche la ritualistica satanica dunque, seppur presente, viene liberamente lasciata nell’ambito della discrezionalità del singolo, a ognuno secondo le proprie sfumature di usi, forme e significati. Peraltro essi si pongono anche in maniera teologicamente più agnostica che atea, esplicando (nella sezione Informazioni della loro pagina Facebook) che “i Razionalisti non negano il concetto di ‘Dio’, semplicemente riconoscono di non averne bisogno - stimando se stessi e la propria ragione l’unica realtà da valutare fondamentale.”
Questo piccolo “rinascimento laveyano” è interessante, perché dà una visione d’insieme del panorama italiano, dove coloro che si definiscono satanisti sembrano essere per lo più divisi tra la visione anarchica e teista della Crepuscolo e quella totalitaria e atea di Dimitri[19]: in questo modo il satanismo razionalista laveyano, nato nel 1966 e categorizzatosi sin da subito come un pensiero ateo e ribelle, e tuttavia esoterico e spirituale, assume qui le forme di una via di mezzo fra queste due fazioni.
Insomma, in Italia sembriamo essere così estremisti da aver fatto di LaVey un moderato, e questa è sicuramente un’operazione notevole…

“So che abiti dove Satana ha il suo trono, ma tieni saldo il Mio nome...” (Ap. 2, 13)
Vorrei in conclusione chiarire la mia posizione in merito a tutta la faccenda.
A me personalmente fa anche piacere che la Crepuscolo abbia le sue esperienze mistiche in cui parla con gli dèi perché, parafrasando un autore fantasy italiano, non c’è mai abbastanza meraviglia in questo mondo. Esattamente come mi fa piacere che Dimitri abbia trovato una nuova causa ideologica nella quale mettere tutto sé stesso e realizzarsi, come faceva quando era giovane.
Al di là di questo, se nessuno dei due parlasse pubblicamente, l’umanità ne avrebbe solo guadagno.
Non voglio dire che il satanismo di LaVey sia il “vero satanismo”: non a caso ne esistono di diversi tipi, e lungi da me ogni genere di ipse dixit. Al di là delle sporadiche manifestazioni precedenti a lui, però, il Papa Nero resta comunque il fondatore del satanismo contemporaneo, e assieme ad Aquino ha gettato le basi delle sue due anime: da un lato Satana come simbolo di ribellione e liberazione dalle inibizioni, dall’altro come entità reale e grande agente magico; entrambe queste visioni sono finalizzate alla realizzazione dell’uomo-dio, che diventa a mio avviso il tratto distintivo e unificante del satanismo come religione.
In entrambi i casi Satana è un simbolo carico di potere, mentre in Italia esso è diventato solo un nome: per Dimitri, esso si riduce alla sua funzione etimologica di “avversario” (della mistica, in questo caso), per la Crepuscolo è un nome-contenitore per i vari dèi pagani. Mi viene sempre più da pensare che entrambi, durante il loro percorso di crescita, lo abbiano mantenuto un po’ per tradizione e un po’ per continuare a far scalpore, ma di fatto le loro dottrine funzionerebbero perfettamente anche se non si usasse il termine “Satana” (ma certo si ridurrebbero, come detto, a positivismo e neopaganesimo).
Non è nemmeno questo il peggio, in realtà, come non lo è la loro completa ed evidente mancanza di una qualsivoglia formazione accademica.
La cosa peggiore è piuttosto che, se il satanismo dei BDS fosse al comando dell’Italia, verrebbero messe al bando tutte le espressioni di religiosità, deportati i praticanti e fatti i roghi di libri sacri in una clima di persecuzione da lasciare atterrito persino Robespierre (e tralascio il fatto che nel suo articolo sulla magia Dimitri mette Mussolini fra gli uomini illuminati). Allo stesso modo vorrei ricordare come l’USI (e la Crepuscolo in primis), tra una pausa e l’altra dal suo frenetico saccheggio di siti neopagani di infima qualità, trova sempre il tempo per scagliarsi apertamente contro quello che non le aggrada, con termini come “blasfemia” che sanno molto di pulpito medievale: probabilmente, se comandasse l’USI, la riscrittura di tutti i libri di storia sarebbe il suo obiettivo primario. Del resto, prima c’erano solo devianze del vero satanismo, o religioni imperfette, o nocive: una filosofia dal sapore quasi islamico.
Per quanto si detestino a vicenda, comunque, l’unica cosa sulla quale entrambi concordano è l’avversione al cristianesimo: ognuno dice che il satanismo dell’altro è una mera e arida ribellione al cattolicesimo imperante, mentre il suo è quello corretto e libero da questi vincoli bambineschi. Per quanto, mi sento di ricordare, gli articoli della Crepuscolo trasudino anticristianesimo, e il sito di Dimitri abbia una sezione intitolata “Preti Pedofili”.
Credo quindi che entrambi si troverebbero d’accordo solo nel fare una bella persecuzione nei confronti dei Cristiani i quali, che venga detto o meno, sono il loro vero nemico e il centro di ogni loro pensiero, almeno quello pubblico.
Ma in fondo, non è questo il comune denominatore di tutto il satanismo di bassa lega?...


[1] In realtà, riguardandolo dopo tutti questi anni, mi pare che questo testo prenda anche molto dalla corrente occultista di Aquino (il Tempio di Set) e dal neopaganesimo in generale; dunque non mi sorprende se già all’epoca il Compendium era apprezzato da alcuni e disprezzato da altri, ma sicuramente ha avuto il merito di spiegare e dare visibilità al satanismo sul web, in un’epoca nella quale non era ancora stato tradotto nulla.
[2] Dal sito del CESNUR si evince che l’unico gruppo italiano ad aver avuto realmente contatti con la Chiesa di Satana ufficiale, quella californiana, è stata l’omonima organizzazione torinese, attiva negli Anni ’60; essa, nata in ambienti goliardici e massonici, avrebbe poi generato un secondo gruppo, stavolta occultista, ma nessuno dei due sembra più essere attivo dalla fine degli Anni ’90, se non in forma privata. Va da sé che in entrambi i casi gli aderenti si contavano nell’ordine delle decine.
[3] Marco Dimitri - Stefano Lanzi - Susi Medusa Gottardi, I Bambini di Satana. Vangelo Infernale, inedito, p. 87.
[4] Massimo Introvigne, I Satanisti. Storia, riti e miti del satanismo, Sugarco (Azzate 2010), p. 401.            
[5] ISIA Urbino intervista a Marco Dimitri: https://www.bambinidisatana.com/isia-urbino-intervista-marco-dimitri/ consultato il 17/03/2017. Aggiungo che trovo la faccenda dei roghi di scienziati piuttosto questionabile.
[6] Ibid.                             
[7] Marco Dimitri - Tizian De la Grande, Satanismo razionalista e pensiero magico: https://www.bambinidisatana.com/satanismo-razionalista-e-pensiero-magico/, consultato il 17/03/2017.
[8] Anton Szandor LaVey, La Bibbia Satanica, p. 60.
[9] Questa associazione fece scalpore nel 2015 proprio per la fondazione del tempio a Detroit.       
[10] Credo in Satana e vi spiego perché il satanismo non è quello che vi hanno sempre raccontato, di Lara Tomasetta su TPI: http://www.tpi.it/mondo/italia/satanismo-religione-credenze, consultato il 17/03/2017.
[11] Ibid.
[12] Culto delle origini, di Jennifer Crepuscolo (dal sito dell’USI): http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6&Itemid=37, consultato il 17/03/2017.
[13] Phyllis Curott, L’arte della magia, Sonzogno (Bergamo 2002), pp. 120 e 150-151.
[14] Non mi sorprende dunque che la Crepuscolo rinneghi tutti i grimori della tradizione occidentale in quanto si tratta di “una marea di stronzate made in CristianLand, totalmente ridicolo, grottesco e soprattutto BLASFEMO nei confronti dei nostri Dei”, per quanto non mi pare si faccia troppi problemi a usare i nomi della demonologia cristiana per i suoi dèi; si veda a tal proposito Grimori e goetia come tradizione satanista… ma anche no!: http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=185&Itemid=239, consultato il 19/03/2017.
[15] Trovo significativo l’utilizzo di questo termine, tanto in voga presso il neopaganesimo ricostruzionista italiano.
[16] Calendario satanico, dal sito dell’USI: http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=53&Itemid=201, consultato il 19/03/2017.
[17] Il satanismo è uno, tutto il resto è distorsione, di Jennifer Crepuscolo (dal sito dell’USI): http://www.unionesatanistiitaliani.it/index.php?option=com_content&view=article&id=192&Itemid=247, consultato il 17/03/2017.
[18] Comunicazione privata avvenuta tramite Facebook il 18/03/2017.
[19] Esistono in effetti alcuni gruppi, meno virtuali ma anche molto meno numerosi (qualche decina di membri a essere generosi), di stampo occultista come la scomparsa Loggia Nera romana o la 666 Realtà Satanica milanese, di ispirazione wiccana, laveyana e luciferiana.

sabato 21 gennaio 2017

Zeus e Apollo, il trickster e il legislatore






Gli dèi sovrani degli Indoeuropei
Premetto che questo articolo (che mi piacerebbe sviluppare ulteriormente in futuro) parte dalla mia adesione alla teoria, elaborata il secolo scorso dallo storico delle religioni Georges Dumézil, per la quale in tutti i pantheon delle varie popolazioni indoeuropee (Indiani, Persiani, Greci, Romani, Italici, Germani, Celti, Sciti e Slavi) sarebbe riscontrabile una divisione in tre funzioni sociali che, pur con le debite differenze dovute alla specifica cultura, all’evoluzione temporale e alle influenze esterne, si mantiene sempre uguale e rispecchia in buona teoria la primitiva struttura sociale indoeuropea. Essa viene ben spiegata nel libro L’ideologia tripartita degli Indoeuropei (1958, in Italia edito da Il Cerchio), che per chiarezza vedrò ora di riassumere.
Alla sommità della gerarchia stanno due figure sovrane: il re legislatore (colui che crea le leggi, amministra la giustizia e si fa garante dei patti) e il re sacerdote (colui che conosce le arti magiche, officia i sacrifici e si fa garante della benevolenza delle forze invisibili). Sotto di loro sta la figura guerresca (che può essere sia l’archetipo del guerriero onorevole e ponderato che di quello furioso e brutale), il cui compito è quello di difendere il mondo dalle forze del caos, e che in genere è connesso a storie di colpa e redenzione. Infine vi è una figura (spesso anche una coppia di figure) di tipo produttivo, che presiede alla fertilità non solo della terra, ma anche a quella dell’uomo e alla sua salute, oltre che a ogni attività lavorativa. In India questa divisione (la stessa delle caste) la riscontriamo bene negli dèi vedici (Mitra e Varuna - Indra - gli Ashvina), ma anche nei Pandhava del Mahabharata (Yudishthira - Arjuna/Bhima - Nakula e Sahadeva); in Scandinavia la vediamo con Odino e Tyr - Thor - Freyr (e Njordhr); nella Roma arcaica la ritroviamo sia nel pantheon vero e proprio (Giove e Fidius - Marte - Quirino) che nella leggenda dei re precedenti a quelli etruschi (Romolo e Numa Pompilio - Tullo Ostilio - Anco Marcio). Vi rimando direttamente agli scritti di Dumézil per delucidazioni a riguardo.
Come però si sarà notato, negli esempi di cui sopra non compare la Grecia: essa è sempre stata, per la divisione trifunzionale, un vero cruccio, poiché la religione ellenica si è sin da subito mescolata a quella minoica e a quella semitica, tanto da non rientrare (almeno a una prima osservazione) nello schema. Lo stesso Dumézil non se ne è mai realmente occupato, preferendo sviluppare il suo discorso sui popoli summenzionati (oltre che su Sciti e Persiani): in Grecia, faceva notare, si possono trovare solo deboli accenni a tutto ciò, come il giudizio di Paride, dove la dea regina gli offre la sovranità, la dea guerriera l’invincibilità, e la dea produttiva una sposa. In generale, secondo il suo allievo Sergent, le regioni centrali e montagnose del Peloponneso (come l’Arcadia) avrebbero meglio conservato i miti della popolazione originaria: il suddetto giudizio trova infatti lì la sua origine[1].
La mia intenzione sarebbe allora quella di trovare non l’intera trifunzionalità originaria, quanto gli dèi greci che sovrintendono alla prima funzione, quella regale, cercando di dividere le derivazioni semitiche e minoiche da quelle indoeuropee tramite, appunto, un lavoro di comparazione.

Zeus: re, mago e ingannatore
Nel mondo greco, la sovranità di Zeus è pressoché indiscussa: egli non solo è, mitologicamente, il re degli dèi, ma è anche il dio dei re umani, tanto che, parlando di lui, Callimaco dice: “Tu scegliesti chi regge le città, al cui comando è l’uomo della terra, e l’esperto di lancia, e il rematore, e ogni altro uomo. Cosa può sfuggire a chi ha potere? E noi cantiamo […] ‘i re da Zeus’, perché nulla è più divino dei re di Zeus. E tu li aggiudicasti a te per questo, e assegnasti loro città in custodia, e in alto sulle rocche delle città sedesti a vigilare su chi comanda con oblique leggi e su chi fa il contrario. E li colmasti di opulenza e fortuna.”[2] E dunque, di primo acchito, verrebbe da pensare che in una struttura trifunzionale Zeus debba essere il re legislatore; tuttavia Dumézil fa notare come, nella Roma arcaica e prima della scomparsa del dio Fidius, Giove fosse il re sacerdote. Dunque si tratta di un cambiamento sostanziale prettamente greco?
I “colleghi” di prima funzione di Zeus, nelle altre mitologie indoeuropee, sono l’indiano Varuna (il dio che coi suoi incantesimi lega il mondo), il germanico Odino (che possiede l’onniscienza, che assume molteplici forme e spesso viaggia fra gli uomini come mendicante), e il celtico Lugh (anche lui in grado di fare incantesimi, patrono delle arti, delle leggi e dei patti); tutti essi sono, conformemente alla tradizione indoeuropea, connessi alla sfera celeste (ma non necessariamente alla folgore), e presentano aspetti che in storia delle religioni verrebbero definiti “da trickester”, ovvero da ingannatori.
Nel pantheon greco, se si pensa al trickster verrebbe subito in mente Ermes: in realtà, a una più attenta osservazione, si dovrebbe notare come i miti su Ermes siano piuttosto scarsi, e sì, egli ha sicuramente questa funzione, ma appare più simile a dèi come Loki, ingannatori mitologici il cui culto non era però connesso con questa loro funzione. È una figura interessante su cui occorrerebbe indagare di più, cionondimeno resta il fatto che è proprio Zeus, e non Ermes, a detenere il record di inganni all’interno del pantheon olimpico.
La nascita del re degli dèi comincia con un inganno (perpetrato da Rea ai danni di Crono per salvare il figlio), continua con il ritorno di Zeus vestito da coppiere che fa bere con l’inganno una pozione al padre, e prosegue con un gran numero di vicende dove il dio aggira gli ostacoli (spesso per accoppiarsi con mortali o per nascondere costoro dalle gelosie di Era) ricorrendo a capacità metamorfiche, un elemento tipico della figura del trickster (che di contro Ermes non usa mai, e pochissimo anche altri gli dèi). Quando Danae è rinchiusa senza possibilità di accesso, si trasforma in acqua per raggiungerla; quando Io sta per essere scoperta, viene mutata in mucca; la stessa Era viene avvicinata per la prima volta dal fratello in forma di cuculo, che si poggia sul suo grembo; ed è sempre lui che si aggira come un mendicante di casa in casa, chiedendo ospitalità: l’inganno e la metamorfosi sono connaturate in Zeus molto più che in qualunque altra divinità greca.
L’immagine del dio supremo onnipotente, regale e legislatore, deriva con più probabilità dal mondo semitico, dove dal proprio trono celeste il dio creatore aveva formato il mondo e lo osserva ozioso; questa immagine, non così distante dalla figura dello Zeus religioso, stride invece molto con lo Zeus mitologico, che sembra quasi essere un giovane re nel pieno delle sue forze, con atteggiamenti tirannici e sbruffoni, ma che nel contempo (esattamente come Varuna e Odino) è interprete della volontà del fato o fato egli stesso: non è dunque un caso se è stato più volte osservato che lo Zeus dell’Iliade non è lo stesso dell’Odissea.
Ma perché un re dovrebbe essere anche un imbroglione? Per rispondere a questo credo occorra riferirsi alla primitiva società indoeuropea, quella di un popolo di cacciatori e raccoglitori nomadi, ben diversa da quella delle popolazioni stanziali della Mezzaluna Fertile. Per questi ultimi, infatti, il sovrano era il padrone della terra, e come la terra era stabile, inamovibile e irraggiungibile nella sua semi-divinità; viceversa, per un popolo di razziatori il re doveva essere un ottimo stratega, un personaggio astuto e un buon imbroglione, di modo da garantire il benessere della sua gente contro le imprevedibili avversità del mondo (e a maggior ragione era un trickster il re sacerdote, che aveva a che fare con l’invisibile). Questa dicotomia pare quasi ripresentarsi nel mondo imperiale romano, dove fra gli imperatori si avvicendavano la figura del princeps rei publicae tipicamente romano (il sovrano che camminava fra i suoi sudditi) e del dominus et deus orientale (il sovrano statuario adorato dal popolo come un dio).

Apollo: re, legislatore e purificatore
Ma se dunque Zeus ha ereditato dal mondo semitico la sua qualità legislatrice, chi era in origine a detenere questa funzione nel primitivo pantheon greco, poi evidentemente perdendola (la decadenza del re legislatore a scapito di quello sacerdotale sembra essere un processo comune a tutto il mondo indoeuropeo[3])?
A pensarlo nella sua forma classica ed ellenistica, Apollo apparirebbe (in contesto trifunzionale) come un dio produttore, patrono della salute, difensore dei raccolti (in quanto protettore dalla piaga dei topi), nonché gemello di Artemide. Eppure, come fa notare Burkert, tutte queste caratteristiche non dovrebbero appartenere all’Apollo originario, ma a un dio semitico col quale si sarebbe “fuso”, vale a dire Reshep della Freccia, il signore della pestilenza, che col suo arco dona vita e morte, e controlla ogni genere di piaga; nello stesso santuario di Delo Apollo non era inizialmente equiparato ad Artemide: il tempio apparteneva anzitutto a lei, e il dio era più che altro il suo paredro (fratello o sposo, non sappiamo) con un tempietto minore[4]. Uno dei suoi epiteti più famosi, poi, è Licio, e a tal proposito dice Cassola: “Altri obiettano che lukeios, lukios significano ‘dio del lupo’ e non ‘licio’ il che è esatto per il primo epiteto, ma non per il secondo; comunque Omero non usa né l’uno né l’altro, bensì il termine più esplicito di lukegenes, nato in Licia (Il. IV 101, 119). Si dovrebbe dunque supporre che i rapsodi abbiano frainteso un epiteto trasparente come lukeios, e da questa tradizione sia nata la tradizione dell’Apollo Licio: ma ciò sembra difficile.”[5] Eppure, come fa notare sempre Burkert, nel mondo ittita non si è trovato nessun nome riconducibile ad Apollon (o alla sua versione dorica e preomerica, Apellon): a me dunque sembra invece molto più probabile un fraintendimento rapsodico, ma questa resta purtroppo una mera ipotesi.
Mi vorrei soffermare allora sull’epiteto “lupesco” di Apollo, e ricollegarlo a un’altra figura greca, non mitica ma leggendaria, ovvero Licurgo (letteralmente “cacciatore di lupi”), il celebre legislatore spartano, di cui Plutarco dice: “Elaborato dunque questo progetto [di riforma delle leggi], si recò dapprima a Delfi e, dopo aver compiuto un sacrificio e consultato l’oracolo, tornò recando quel famosissimo responso nel quale la Pizia lo chiamava ‘caro agli dèi’ e ‘dio, più che uomo’ e, a lui che richiedeva una legislazione giusta, disse che il dio [Apollo] concedeva e assicurava un ordinamento politico che sarebbe stato di gran lunga il migliore di tutti gli altri.” [6] Il suo provvedimento più importante fu l’istituzione delle Apellai, “gli annuali raduni dei clan delle tribù o delle famiglie, di cui si hanno testimonianze a Delfi e in Laconia […] In tale occasione una delle cerimonie più importanti era l’accettazione dei nuovi membri, dei giovani giunti all’età adulta: le apéllai sono necessariamente anche una festa di iniziazione. E infatti Apellon [Apollo] è l’efebo sulla soglia dell’età adulta, ancora con lunghi capelli da ragazzo.”[7]
Il termine “Apellai”, dice sempre Burkert, è dunque difficilmente separabile Apellon: abbiamo quindi un legislatore (il cui nome è connesso al lupo), che si reca presso l’oracolo di un dio (sempre connesso al lupo), e su suo permesso e garanzia istituisce delle assemblee col suo stesso nome, dove si stringono patti e alleanze, si amministra la giustizia tra clan, ma si iniziano anche i nuovi membri della società (o per meglio dire, dell’aristocrazia). Si è sempre supposto che dietro Licurgo si potesse nascondere, più che un reale personaggio storico, un eroe eponimo o un dio dimenticato: visto quanto detto, non posso non pensare che si tratti di una scissione dell’Apollo originario, che qui appare strettamente connesso alle interazioni sociali. E sul lupo ritorneremo.
Infine, se la sua potestà medica è un retaggio semitico, non dovrebbe esserlo quello della purificazione: Apollo non è solo il dio che guarisce, ma anche colui che monda l’uomo dalle colpe di cui si è macchiato, atto che solo un sovrano può compiere. “Si tratta di scoprire quale atto ha provocato la ‘contaminazione’ e di eliminare il miasma attraverso un nuovo atto. Ma, per far questo, è necessario un sapere sovrumano: il dio delle purificazioni deve essere al contempo dio degli oracoli. […] Grazie alle prescrizioni cultuali, emanate da Delfi, divennero per la prima volta visibili presso i Greci il contorno di una morale universale, al di là di tradizioni e interessi di gruppo.”[8] Ecco dunque che Apollo diventa l’interprete della volontà di Zeus, l’ammonitore delle profanazioni di Achille e il purificato stesso, quando compie atti come l’uccisione dei Ciclopi o di Pitone (quest’ultimo un mito probabilmente mutuato dal Marduk babilonese, ma come abbiamo visto la commistione di elementi è sempre presente). La stessa capacità oracolare (e più in generale l’estasi profetica) è, nel pantheon olimpico, una prerogativa di Apollo e Zeus, esattamente come nel resto dei pantheon indoeuropei (Odino, Lugh, Varuna e Numa Pompilio).
Nessun altro dio olimpico ha mai avuto (nel mito come nella storia) una così stretta connessione con la formazione della società umana, fatta eccezione per il già citato Zeus, che incarna però la giustizia universale e il fato imperscrutabile. Non può dunque essere un caso se i giochi panellenici venivano fatti in onore di questi due dèi (i Pitici per Apollo, gli Olimpici e i Nemeani per Zeus): quando si svolgevano, le guerre si interrompevano e tutti i Greci si ricordavano della loro identità etnica.

L’occhio magico, il lupo e il corvo
Le popolazioni indoeuropee hanno conservato dei tratti comuni che spesso si ritrovano nei miti o nella liturgia, che ci permettono di identificare le connessioni esistenti tra i vari dèi. Un buon esempio è la simbologia dell’occhio magico: di Varuna si dice che i suoi occhi sono la luna e le stelle, e ciò lo rende di fatto onniveggente; Odino sacrificò il suo occhio, gettandolo nel pozzo di Mimir, al fine di ottenere la conoscenza di tutte le cose, e col quale atterriva i nemici; la storia di Lugh è anche più complessa: suo nonno Balor, re dei Fomori, possedeva un occhio cieco e magico (era stato intaccato dalle fumigazioni di una pozione che bolliva in un calderone), che il nipote gli aveva strappato dopo averlo sconfitto, facendolo suo. Persino a Roma troviamo qualcosa del genere nella figura di Orazio Coclite, il guerriero con un solo occhio che da solo affrontò le armate di Porsenna, difendendo un ponte. Ma, di contro, nessun mito accenna a qualcosa riguardo gli occhi di Zeus: del resto gli Olimpici sono entità fisicamente perfette per antonomasia, con la sola eccezione di Efesto, il quale è appunto disprezzato per la sua zoppia.
È tuttavia ancora Licurgo a presentare una storia particolare in quest’ambito quando, a causa di alcune sue leggi, venne aggredito dai suoi compatrioti: “E, prima che gli altri lo catturassero, si rifugiò in un tempio. Un giovane, peraltro di indole non cattiva, ma brusco e irascibile, un certo Alcandro, gli si era messo alle calcagna e lo inseguiva. Appena Licurgo si girò, il giovane lo colpì col bastone e gli cavò un occhio. Ma Licurgo non cedette per nulla al dolore, e anzi si fermò affrontando gli inseguitori, e mostrò ai concittadini il volto coperto di sangue e l’occhio rovinato. A quello spettacolo essi furono presi da vergogna e umiliazione così profonde che gli consegnarono Alcandro e lo accompagnarono fino a casa, manifestando la loro comune indignazione.”[9] E abbiamo quindi un personaggio a cui viene cavato un occhio, che diventa da quel momento in grado di terrorizzare gli astanti, esattamente come nel resto delle mitologie indoeuropee; se questo mito appartenesse in origine a Zeus o, più probabilmente, ad Apollo, non lo sapremo mai.
Altra simbologia comune degli dèi sovrani (almeno in Europa, non così in India e in Persia) è la loro connessione con il lupo: in Scandinavia, Tyr sacrifica la sua mano nelle fauci di Fenrir, il quale è destinato a divorare Odino, e Odino stesso ha accanto al suo trono due lupi, Geri e Freki, e i suoi seguaci si mutavano in lupi; a Roma, Romolo viene allevato da una lupa, e assieme al fratello istituisce la festa purificatoria dei Lupercalia[10]; forse lo stesso Lugh è connesso a questo animale nella figura di suo figlio, Cu Chulainn; e ovviamente, come abbiamo visto, il lupo è anche l’animale associato ad Apollo. Tuttavia, a riprova di questo discorso, anche Zeus era connesso al lupo tramite l’epiteto Liceo (Lykaios): “Appellativo cultuale attribuito a Zeus in Arcadia; qui, sulla cima dell’omonimo monte, si trovava un importante santuario del dio (i più antichi resti venuti alla luce risalgono al sec. VII a.C.). Ogni anno vi si celebravano le feste dette Licee. La maggior parte degli studiosi concorda nel ricollegare l’appellativo L. a lykos, lupo (quindi ‘Zeus lupo’ o ‘protettore dei lupi’); numerose tradizioni ricordano che, nella fase più antica, il culto di Zeus comportava sacrifici umani; si credeva inoltre, come testimonia Platone, che se un uomo avesse mangiato interiora umane insieme alle altre carni sacrificali, sarebbe stato trasformato in lupo.” [11] È interessante notare come, ancora una volta, i miti dell’Arcadia siano così primitivi e particolari: non solo Callimaco accenna a una storia della nascita di Zeus in quel luogo (e non a Creta), ma il celebre re Licaone, mutato dal dio in lupo, era un sovrano arcade, la cui storia è forse connessa ai riti in questione.
Per quale ragione il lupo fosse associato alla sovranità e alla legge, nel mondo indoeuropeo, non è facile a dirsi: la cosa più probabile è che ciò dipendesse da un’identificazione dell’antico popolo delle steppe con questo animale, un predatore che vive in branchi con una solida struttura sociale. Non a caso anche presso altri popoli nomadi, come i Mongoli, il lupo è il messaggero di Tengri, il sovrano celeste.
Forse un discorso simile può essere fatto per il corvo: Huginn e Muninn sono i corvi che riferiscono a Odino quanto accade nel mondo, e alcuni studiosi come De Vries connettono Lugh a questo animale tramite il mito di fondazione di Lione[12]; il mondo celtico comunque ha molti altri legami “regali” col corvo (bran): questi è l’uccello della Morrigan, la dea regina, e molti capi delle leggende hanno nomi derivati dal suo, come Brenno in Italia o il più famoso Bran il Benedetto in Britannia (il quale si ricollega fin troppo facilmente, a mio avviso, al mito di Odino). E in Grecia è ovviamente Apollo ad avere il corvo come animale sacro e associato alla capacità profetica, reso nero dopo che, stando al mito, gli aveva riferito del tradimento della sua amata Coronide.

Il canto magico e la sessualità ambigua
Senza voler parlare dei lunghi inni cantati del mondo vedico, è d’obbligo notare come, presso i popoli indoeuropei dell’Europa, il canto (e con esso l’arte poetica e gli incantesimi) fosse un attributo della sovranità: sono il re e i suoi aiutanti a intonare la liturgia divina, esattamente come nella mitologia coloro che cantano e suonano sono gli dèi sovrani: Lugh è un maestro della poesia, Odino è l’ispiratore dei poeti, e allo stesso modo in Grecia, laddove Zeus è divenuto un sovrano troppo elevato per avere una simile attribuzione, ciò è una prerogativa di Apollo, colui che conduce le Muse in coro. E se è vero che, a parte qualche sporadico caso (come Marsia), non abbiamo miti connessi alla musica del dio, il canto magico è ben presente in una figura connessa ad Apollo, e cioè Orfeo (a volte suo figlio, altre suo semplice devoto): il mitico cantore è infatti in grado di ammaliare uomini, animali, piante e persino oggetti inanimati e dèi. Nel mondo norreno effetti simili sono connessi ai galdrar (canti magici) del seidhr, una forma di arte magica ad appannaggio delle donne che, se veniva utilizzata da uomini, comportava probabilmente il travestitismo e atti omosessuali: sia Odino che Loki sono praticanti di quest’arte, e forse non è un caso che Orfeo sia, secondo la tradizione greca, l’inventore dell’amore omosessuale.
Vorrei dunque soffermarmi su questo punto. Il mondo mediterraneo non indoeuropeo ha sempre visto l’omosessualità come qualcosa di condannabile: essa è totalmente assente nei miti dei popoli semitici, e in Egitto viene associata a Seth, dio negativo per definizione; compare come un peccato di cui rendere conto a Osiride nel Libro dei Morti, e la Bibbia riporta innumerevoli condanne nei confronti di questa pratica. Viceversa, il mondo indoeuropeo non sembra avversarla: se in Scandinavia, in epoca tarda, essa era condannata, restava comunque connessa alle pratiche magiche e sciamaniche; nel mondo celtico abbiamo miti riguardanti l’omosessualità (per giunta fertile), e a Roma la sua pratica attiva era un potente segno di virilità. Ovviamente fu la Grecia a strutturare (anzi, a istituzionalizzare) questa pratica, e per tutti i dettagli rimando al libro della Cantarella, Secondo Natura[13]. Quel che ci interessa qui è l’appartenenza dellatto omosessuale alla sfera della sovranità.
Di recente, i movimenti LGBT hanno preso Dioniso come simbolo, probabilmente in vista del fatto che è un dio dell’eccesso; in realtà, questi non è particolarmente connesso all’omosessualità: i miti gli ascrivono due soli amanti, Prosimno (citato da Pausania nel II secolo a.C.) e Ampelo (citato da Nonno nel V secolo d.C.), come visto entrambi molto tardi (e di cui solo il primo dovrebbe avere un significato religioso oltre che mitologico). In compenso, a detenere il record degli amori omosessuali è Apollo, subito seguito da Poseidone (di cui parleremo più nel dettaglio a breve); sembra invece che Zeus non abbia avuto amanti a parte Ganimede, che resta quindi l’unico caso (e di scarso interesse per noi), compensando però con una sessualità comunque molto attiva.
Gli amori di Apollo e Poseidone hanno sempre una valenza iniziatica sociale: non mi dilungherò qui nel descrivere caso per caso, visto che è già stato magistralmente fatto da Sergent[14], ma a livello generale possiamo dire che quelli del dio del mare sono fondativi delle monarchie, quelli del dio della poesia sono di promozione civica; non solo: alcuni di questi ultimi ricevono dal dio il dono della profezia (Smicro, Eleno e Carneo), a ulteriore riprova della connessione tra l’atto iniziatico omosessuale e la capacità magica.
Da dove deriva tutto ciò? Forse dipende dal fatto che, mentre nella Mezzaluna Fertile la donna aveva un’importanza molto effimera nella struttura sociale, in una società nomade come quella indoeuropea i ruoli erano nettamente più fluidi, e dunque le differenze piuttosto appianate. Per questa ragione ritroviamo in Grecia eroi che cambiano sesso (come Tiresia) e che si travestono da donna (Achille), cosa impensabile nel mondo egizio o semitico. Allo stesso modo l’atto omosessuale, nelle sua varie sfumature a seconda del popolo, resta legato alla sovranità.

I Cronidi: tre fratelli, un solo dio
La comparsa di Poseidone in tutto questo sistema può aver sorpreso: il dio del mare, e in generale delle acque sotterranee, non potrebbe a primo acchito essere connesso in alcun modo al mondo indoeuropeo, derivato dalle steppe asiatiche, e infatti viene quasi sempre ritenuto un dio di origine mediterranea, e per delle buone ragioni, in quanto compare nella Lineare B, e nei miti ambientati a Creta è collegato al toro. Tuttavia secondo me la faccenda è più complessa, perché il dio che è giunto fino a noi non è, per forza di cose, lo stesso dell’epoca minoica.
Poseidone ha tutti gli attributi della sovranità: è un re divino che governa su un intero mondo (il mare), è fondatore di monarchia (tramite il suo amante Pelope), ha capacità profetiche (l’oracolo di Capo Tenaro e quello fondato da Odisseo[15]), ha dei giochi panellenici suoi (quelli Istmici), ha capacità metamorfiche e una sessualità molto attiva, e il suo animale sacro è, oltre al toro, il più celebre cavallo (tipico delle steppe più che dell’area mediterranea); oltre a questo, in città come Argo, Calauria e Pilo egli deteneva un culto maggiore persino rispetto a Zeus, il che lo rendeva di fatto una sorta di “Zeus marino” delle città costiere: il dio indoeuropeo avrebbe nella sostanza vinto su quello minoico, di cui però manterebbe il nome. E un discorso simile potrebbe essere fatto per Ade, anche lui sovrano di un mondo (l’oltretomba) e profeta (gli oracoli dei morti sono menzionati sin da Omero), seppur con uno spessore mitologico nettamente inferiore; mi sento di far notare che, nella tomba etrusca dellOrco, Ade (Aita) appare rappresentato con una pelle di lupo.
Tutto questo mi ha portato a pensare che forse, in origine, i tre Cronidi non fossero dèi distinti, ma lo siano diventati in vista del mutamento particolare della società greca. In un vecchio articolo (che trovate QUI) avevo parlato di come i mondi concepiti dall’uomo greco almeno dell’epoca arcaica (oltre alla terra appunto il cielo, il mare e gli inferi) dovessero apparire come mondi “altri”, distinti alla maniera delle varie città-stato, e la logica conseguenza non poteva che essere che ognuno avesse un proprio signore. Ma, come detto, nella struttura indoeuropea i re sono unicamente due, e regnano assieme: governare tre regni distinti sarebbe stato impensabile per l’uomo greco. Da lì può essere nata, a mio avviso, la scissione del dio sovrano originario nello Zeus celeste (che impugna appunto la folgore), nel Poseidone marino (col tridente) e nell’Ade infero (col forcone); non può essere un caso se i tre Cronidi condividono non solo l’aspetto fisico ma, come visto, anche molte caratteristiche religiose e mitologiche.

Conclusioni
Con ogni probabilità uno dei più grandi sconvolgimenti della Grecia, sempre derivante dal retaggio egizio e semitico, è la presenza dei sacerdoti: nessun altro popolo indoeuropeo aveva un’istituzione simile[16], poiché il culto era ad appannaggio del re (o, per estensione, della nobiltà e del capofamiglia); venendo dunque a costituirsi un gruppo di persone addette al sacro per così dire “a tempo pieno”, anche il dio re-sacerdote è decaduto, lasciando ampio spazio al solo dio re-legislatore, per quanto le sue caratteristiche si siano conservate nella mitologia, distribuendosi (abbastanza alla rinfusa) tra Zeus e Apollo.
Questo lungo excursus tra indoeuropeismo e mitologia greca voleva più che altro essere sia un modo per mettere per iscritto alcune idee, sia uno spunto di riflessione ulteriore. Sicuramente spero di aver fatto notare come gli elementi classici del mito indoeuropeo si riscontrino, per quanto imbastarditi e confusi, anche su suolo ellenico: una ricostruzione della trifunzionalità mi pare ora più possibile, anche in vista del fatto che Dumézil ha già identificato in Eracle un chiaro e perfetto esempio di seconda funzione.

Un sentito grazie a Luca Tarenzi per avermi dato moltissime idee e suggerimenti per la stesura dell’articolo.


[1] Bernard Sergent, L’omosessualità nella mitologia greca, Laterza (Bari 1986), p. 188.
[2] Callimaco, Inni 1.
[3] In Persia, Mitra è sottoposto ad Ahura Mazda, divenuto il dio supremo con lo zoroastrismo; in Scandinavia, Tyr è una figura di minore importanza rispetto a Odino (tanto da non rientrare nella triade di Uppsala); a Roma Fidius è praticamente scomparso, confluendo in Giove; nel mondo celtico, Nuada è un personaggio minore rispetto a Lugh, al quale è dedicata anche un’importante festa.
[4] Walter Burkert, La religione greca di epoca arcaica e classica, Jaca Book (1977), pp. 290 e 293.
[5] Filippo Cassola, Introduzione a Inni Omerici, Mondadori (Farigliano 1994), p. 85.
[6] Plutarco, Vita di Licurgo 5, 4.
[7] Burkert p. 291.
[8] Burkert pp. 295-296.
[9] Plutarco, Vita di Licurgo 11, 4-5.
[10] Georges Dumézil, Gli dèi sovrani degli Indoeuropei, Einaudi (Torino 1985), p. 149.
[11] Garzantine, Antichità Classica (voce Liceo).
[12] Pseudo-Plutarco, I fiumi IV: “Mômoro e Atepomaro, cacciati dal potere da Seseroneo, si stabilirono su questa collina, obbedendo a un oracolo, per fondarvi una città. Quando scavavano le fondamenta, d’un colpo apparvero dei corvi, volando d’ogni lato, che riempirono gli alberi. Allora, Mômoros, esperto nei presagi, chiamò questa città Lougdounon. In effetti, nel loro dialetto, il corvo si chiama lougos e una collina dounon come scrive Clitofone nel libro 13 delle fondazioni urbane.”
[13] Eva Cantarella, Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, Rizzoli (Milano 2010).
[14] Sergent, op. cit.
[15] Burkert, p. 282.
[16] I Romani ovviamente la mutuarono dai Greci; per i druidi celti, ho già scritto a riguardo QUI.