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martedì 7 agosto 2018

La magia gratuita e i nuovi simoniaci

Dante chiede a Virgilio come mai tante brave persone siano messe così male...

Parlando più volte col mio amico Luca della magia a pagamento, argomento che ha dato origine ad articoli sia sul mio blog che
sul suo, alla fin fine ho categorizzato i praticanti di “magia” (nel senso lato del termine) in quattro tipologie proprio secondo questo principio. I nomi, va da sé, sono più per 
“fare colore” che altro.

Tipo 1 - Il mago (a pagamento/offerta): Quando chiedi un’operazione, il praticante ti dice che devi pagare tot, oppure di fare un’offerta libera in base a ciò che ti senti. È un contratto “da negozio”, paghi per un servizio che ti viene offerto.

Tipo 2 - Il sacerdote (a finta offerta): Quando chiedi un’operazione, il praticante ti dice che non vuole nulla (e spesso di diffidare di coloro che ti chiedono di pagare); di contro lui ha delle spese, quindi chiede sempre un’offerta fissa, che non è un pagamento, ma un’offerta (senza la quale però non opera).

Tipo 3 - Il santone (a popolarità): Quando chiedi un’operazione, il praticante ti dice che non vuole nulla, lui lavora solo gratuitamente, perché è buono, caritatevole, altruista e via dicendo. E ovviamente non manca mai di fare notare tutte queste sue qualità non appena ne ha l’occasione.

Tipo 4 - Lo sciamano (a titolo gratuito): Quando chiedi un’operazione, il praticante ti dice che non vuole nulla, lui lavora solo gratuitamente. È un contratto “da negozio”, ma senza pagamento, spesso per una ristretta cerchia di persone (famigliari e amici).

Queste non sono di per sé figure positive o negative, e spesso anzi si mescolano fra loro: una persona può essere al contempo mago e sciamano (a seconda delle persone con cui ha a che fare), o santone e sacerdote, o sciamano e sacerdote, e via dicendo. Per fare un esempio, conosco gente che di base sarebbe un santone, ma dice sempre di comprare i suoi libri, quindi un ritorno economico lo ha eccome…
Vorrei soffermarmi in questa sede sulla terza tipologia, il santone appunto.
È da un bel po’ di tempo (soprattutto raccogliendo materiale per l’articolo sulle finte segnature in internet) che vedo come tantissime persone che bazzicano queste pagine simil-cattoliche, dicono che sono segnatori o cose simili che operano a titolo gratuito. E fin qui ok.
Di recente mi è capitato di parlare con una signora che, molto ex abrupto, mi ha consigliato alcuni video dove una persona (di cui non farò il nome per non fare propaganda a questa gente) diceva che sant’Erasmo avrebbe detto alcune cose inerenti la cremazione dei corpi. Quando le ho fatto notare che, insomma, dato che questo santo non ha lasciato scritto nulla, come incipit per la validità di tutta la faccenda lasciava un po’ a desiderare, è saltata su offesissima. Si è offesa perché ho screditato una persona buona, che ha fatto tanto per i bisognosi, e ovviamente l’ha anche messa sul personale.
Come a dire che, se sei una persona altruista, puoi essere in diritto di dire le peggiori cazzate: in questo modo non solo tutto ti è concesso, ma hai anche ragione a prescindere. Perché hai dimostrato in più occasioni (che nulla c’entrano col contesto attuale) di essere buono.
Ora, in questo caso non c’era nessun diretto interessato, ma su pagine del genere si incontrano spesso individui che, dicendo di operare a titolo gratuito, ostentano la propria virtù cristiana e, proprio in vista di quella, si sentono in diritto di prevaricare e giudicare gli altri.
- “Noi siamo buoni e non giudichiamo, ma tu hai fatto qualcosa che non ci piace, quindi sei una merda!”
- “Come ti permetti di giudicare me, che sono così altruista? È evidente che sei una persona confusa, in cerca di risposte, con un sacco di aggressività latente e che dovresti andare in terapia!”
- “L’importante è aiutare gli altri senza chiedere nulla in cambio, come facciamo noi: questo significa essere buoni cristiani e persone virtuose, non come quella persona là che invece dice questo e quest’altro!”
- “Eh, siamo proprio stupidi noi che perdiamo tempo ad aiutare gli altri… Non ce ne viene in tasca nulla, eppure continuiamo a farlo… Ah, sarebbe molto più facile se spendessimo tutti i nostri soldi per comprarci bei vestiti o macchine di lusso, e invece siamo qui a salvare vite…”
E per “si incontrano spesso” intendo ovviamente dire che sono tutti così o quasi.
Ora, il mio punto è: siamo davvero così sicuri che questi tizi lavorino gratuitamente? E che invece non guadagnino una moneta che, semplicemente, non è materiale?
Non facendosi pagare (e quindi non sporcandosi con lo “sterco del Diavolo”) una persona autogenera una propria “valuta di santità”, una moneta sociale da spendere in determinati contesti. Perché, esattamente come con qualunque moneta, può comprare ciò di cui ha bisogno ed è privo.
Ammettiamo, per assurdo, che una di queste persone dica a un certo punto che nel Vangelo si dice che Gesù è biondo, a chiare lettere. O che ha gli occhi azzurri. O che ha i tentacoli, il discorso non cambia. Chi gli risponde che no, questa cosa nelle Scritture non c’è, si vedrà rispondere a sua volta, nel 99% dei casi, qualcosa come “Eh, ma io ho la fede, faccio tanto bene alle persone, sono altruista, sono caritatevole, porgo sempre l’altra guancia, ecc ecc”, come se tutte queste cose servissero a convalidare il fatto che nel Vangelo c’è scritto che Gesù è biondo. O ha gli occhi azzurri. O i tentacoli.
In un mondo sensato questo tizio verrebbe preso per un povero coglione, eppure non succede così: lui “spende” il denaro che ha guadagnato operando gratuitamente, ed ecco che la folla si prodiga a dargli ragione, lui è una persona santa, ha aiutato tantissima gente ma non si è mai sporcato con lo sterco del Diavolo, quindi DEVE aver ragione. Non occorre controllare le Scritture o qualunque altra cosa, lui ha già vinto. Ha comprato la sua vittoria pur senza avere un’argomentazione, esattamente come nel Medioevo i nobili compravano le cariche ecclesiastiche col beneplacito del papa, ma senza per questo esserne meritevoli.
Mi sembra che qualcuno abbia scritto, da qualche parte, che le persone così finiscono infisse nella roccia a perpendicolo e coi piedi in fiamme. Ma non volendo fare citazioni troppo difficili, mi limiterò a questa: “Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.” (Matteo 6, 2-4)

martedì 17 luglio 2018

Segnature tradizionali nell'era di internet

Avete presente? Ecco, almeno lui qualcosa di buono lo ha fatto.

Negli anni passati mi è già capitato di occuparmi della segnatura, ovvero quell’insieme di pratiche popolari volte a curare malattie, togliere fatture, benedire oggetti ma anche maledire e allontanare persone, il tutto fatto con orazioni segrete, piccoli rituali e gesti particolari, operati da uomini e donne dotate della “virtù”. Il più importante testo italiano sull’argomento a carattere antropografico è I guaritori di campagna di Paola Giovetti, di recente riedito in versione aggiornata; a esso si aggiunge Le streghe buone di Antonella Bartolucci, anch’esso rivisto un paio di anni fa con un capitolo sulla trasmissione delle segnature nell’era di internet. Oltre a questi esistono alcuni testi sui particolarismi regionali, come quelli di Centini e De Martino, ma soprattutto Le magie antiche, un’ampia raccolta di segnature a opera di Antonio Fernando Bonelli.
Qualche temoo fa mi è capitato di iscrivermi a un gruppo Facebook che parlava per l’appunto di segnature (legata a quest’ultimo testo), e ho potuto constatare che si trattava per la maggior parte di persone che chiedevano di essere segnate per problemi di svariata natura (soprattutto fisica, ma anche legale, sociale e magica). Osservando il suddetto gruppo per un po’ di tempo sono arrivato ad alcune conclusioni che mi sento di esporre, per fare un po’ di chiarezza sull’attuale concetto di segnatura perché, se questo articolo partiva con intenti accademici, si è per forza di cose trasformato, come vedrete, nella critica a determinati lavori e pensieri operati da persone ben specifiche.

La “purezza” della segnatura.
Un problema molto percepito da parte di coloro che dicono di praticare o anche solo apprezzano la segnatura, all’interno di quel gruppo Facebook (ovviamente chiuso ma con più di 12.000 membri), è la questione della sua “purezza”, ovvero il tenerla ben differenziata da pratiche diverse (e “fantasiose”, come sono state una volta definite), intendendo con questo, credo, tutte le forme di magia che non rientrano nella segnatura. Il che in teoria andrebbe pure bene.
Come ogni concezione di purezza, però, essa è molto utopica, anche in vista del fatto che essendo una pratica popolare, la segnatura è (per citare Francesco Dimitri) “profondamente impura”, essendo che mescola al suo interno molti elementi con cui, per un motivo o per l’altro, uno specifico segnatore è entrato in contatto. Questo si vede già benissimo nel libro del Bonelli quando, in un’orazione contro il malocchio (presumo di origine sarda), si dice: “Non sia magia, non sia stregoneria questa preghiera mia. Sia un mesto invoco ai santi, sia per il bene di tutti quanti. San Cipriano è la mia mano, i santi Cosma e Damiano sian cura ad ogni malattia, santa Maria il malocchio porta via.”[1] Ora, se la presenza della Madonna di certo non sorprende, forse lo fa un po’ di più quella di Cosma e Damiano, ma è soprattutto Cipriano a essere fuori posto: questo santo è, nella tradizione iberica e latinoamericana, il “santo fattucchiere” per eccellenza (tanto da avere un grimorio suo, il Ciprianillo), ma al tempo stesso è misconosciuto in Italia; sembra allora sensato pensare che questa orazione risenta come minimo di influenze spagnole, e che abbia davvero poco di “indigeno”…
Altra cosa che ho notato è che quasi tutti coloro che chiedono di essere segnati forniscono il nome di battesimo (a volte anche il cognome) e la data di nascita. Ora, né i segnatori che ho conosciuto (e di cui ho parlato ne Lo stregone del Monte Rosso e altre storie) né quelli intervistati dalla Giovetti hanno mai avuto bisogno di date di nascita per fare segnature, fossero anche a distanza (escluso un unico caso nell’aggiornamento del 2016): in effetti, a pura logica, non trovo alcun nesso tra un dato per così dire calendariale o astrologico e la segnatura. Eppure sembra stia diventando una pratica comune, per quanto nemmeno essa sia più vecchia di, credo, una ventina d’anni, e mi sento di attribuirlo a influenze new age o di altre forme di magia (anche perché, solo all’inizio del secolo scorso, molte persone non sapevano quando erano nate, quindi un vincolo del genere non avrebbe avuto senso, difatti si usavano più spesso il patronimico o il matronimico).
Infine, occorre parlare delle erbe, degli olii e delle candele. Ci sono infinite tradizioni che parlano dell’uso delle erbe nelle pratiche magiche, e la segnatura non fa eccezione: mi è stato ad esempio raccontato che in provinca di Teramo, nella prima metà del secolo scorso, alcuni segnatori usavano la canapa intrecciata per curare le storte, e sulla Giovetti si trovano altri casi di questo tipo. Ma volendo vedere, già nella Toscana del 1594 Gostanza da Libbiano, un’anziana segnatrice accusata di stregoneria, parlava dell’olio di iperico usato per ungere i mali, del caprifoglio in polvere, degli estratti di zucca e della candela bianca usata per recitare le orazioni per le puerpere. Respingere in toto l’utilizzo delle erbe in quanto pratica estranea alla segnatura mi pare dunque intellettualmente disonesto: al massimo si potrebbe dire che le formule sono andate perdute, ma ciò non toglie che alcune potrebbero essersi conservate ancora oggi, o che quelle di altre tradizioni possano essere utilizzate dai segnatori che, come vedremo, sono di bocca fin troppo buona…

Magia a pagamento, di nuovo.
Il discorso che intendo fare ora, va da sé, si basa sul fatto che tutte le persone coinvolte credono nell’efficacia delle pratiche magiche.
In un vecchio articolo che trovate QUI mi ero soffermato sul fatto che la magia dovrebbe sempre essere a offerta, e citavo per l’appunto le testimonianze dei segnatori della Giovetti: in realtà solo alcuni rifiutavano in toto le donazioni, la maggior parte le accettava sia per buona creanza, sia perché in alcuni casi si diceva che altrimenti il segno non avrebbe funzionato. Non vorrei allora essere stato frainteso: il mio intento non era dire che un segnatore (o un mago in generale) dovrebbe agire gratuitamente, bensì che non dovrebbe chiedere nulla di suo, ma accettare quanto la gente gli offre (in base a tante cose, non ultimo le disponibilità economiche); fanno eccezione riti particolari che richiedono materiali o se lui di sua iniziativa decide di non chiedere nulla, ma tant’è.
Cionondimeno, è importante che il paziente (o cliente, o richiedente, o come lo si vuole definire) dia qualcosa in cambio non soltanto per ciò che riceve (ovvero se l’operazione funziona), ma anche semplicemente per il fatto che il mago usa le sue conoscenze, il suo tempo, le sue energie e le sue risorse per operare a suo favore. Non dare nulla implica, in un certo senso, non dare valore al lavoro dell’altro e, sempre per citare Saluzio, “le preghiere senza sacrificio sono soltanto parole”. E tutto questo a maggior ragione in un mondo come il nostro dove, vista la penuria di lavoro, le persone dotate della “virtù” a volte hanno solo il loro dono per poter tirare avanti, o per arrotondare un magro stipendio. Questo concetto lo esprime magnificamente un’anziana segnatrice di Somma Lombardo (VA) intervistata dalla Bartolucci: “Io quando tolgo il malocchio o l’invidia chiedo un’offerta. Non è necessariamente in denaro, anche un po’ di verdura, o frutta del proprio orto […] Ma gratis no! […] Il lavoro energetico richiede energia, energia che viene dal Divino e non va disprezzato: per quanto dai, quanto ricevi! […] Il gesto di raccogliere frutta e donarla indica il dare valore e il voler impegnarsi per ottenere una guarigione. Se fa tutto un’altra persona per noi, sarebbe una pappa facile e monotona… non avrebbe neppure sapore.”[2]
Questa riflessione mi nasce da diversi racconti che mi sono stati fatti nel corso del tempo, dove persone che venivano contattate da estranei in cerca di aiuto si prodigavano in loro favore e, quando questi chiedevano cosa potessero dare loro in cambio (perché ci tenevano a ripagare!), essi rispondevano con una modesta cifra (ad esempio 10 o 20 euro); il cliente prometteva allora di pagare, ma in realtà scompariva dalla circolazione in barba alla parola data (fatti simili sono in realtà citati più volte anche dagli intervistati della Giovetti).
In tutto questo, ricordiamoci che molte delle persone che richiedono le cure da un segnatore si definiscono buone e devote cristiane. E che non di rado queste stesse persone chiedono ai segnatori delle magie per coprire le loro relazioni illecite, o incantesimi per allontanare i rivali, o fatture contro i parenti.

Il “corto circuito” della segnatura “solitaria”.
La raccolta del Bonelli vorrebbe sicuramente essere la più ricca per quanto riguarda le formule e i rituali di questa tradizione, eppure ho potuto osservare (assieme ad alcuni amici) che ha dato luogo a una sorta di “corto circuito logico” che ha interrotto la catena delle iniziazioni per poi riprenderla in maniera massiva e antitradizionale.
All’inizio del primo volume, l’autore dichiara infatti: “Sono un ‘Iniziato’. Ho avuto le mie iniziazioni per la pratica di tre differenti orazioni contro il malocchio (insegnatemi come ‘medicine dell’occhio’), due orazioni di Sant’Antonio ed altro ancora, ho fatto ricerche ed approfondimenti, dove è stato possibile farli e su tutti gli argomenti trattati. Pertanto ritengo di essere una Persona Idonea ad apprendere ed insegnare ad altri.”[3] Ma, precisa subito dopo, non è che aprendo il libro si possono subito usare le formule: bisogna fare attenzione a quando esse vengono insegnate, aspettare quella data (indicata nel testo), e a quel punto si può iniziare a usarle. Insomma, il libro in questione diventa una sorta di “iniziazione per corrispondenza” fatta a tutti i lettori, in vista del fatto che lui stesso è stato messo a parte di questi segreti. E dato che mi piace citarlo, l’accostamento col professor Emelius Browne viene abbastanza facile.
Da qui però nasce il corto circuito: il Bonelli è stato messo a parte di alcuni segreti della segnatura (tre per il malocchio, due per l’ergotismo e altri), ma di certo non di tutte e 58 le formule presenti nel libro (e aumentate ulteriormente nel secondo volume)! Però, a suo dire, egli può comunque tramandarle, anche se è evidente che in questo modo fa cadere la catena delle iniziazioni che, per molte di esse, si era (presumibilmente) tramandata ininterrotta per secoli. Infatti a un lettore qualunque basterebbe aspettare la data prescritta, e immediatamente diventerebbe capace di compiere con efficacia i segni, anche in barba al fatto che per alcune formule viene specificato che possono essere tramandate, ad esempio, solo ad altre tre persone!
Ovviamente, come ho potuto constatare dal gruppo Facebook, la cosa è andata ben oltre, e ora sembra essersi venuta a creare un’immensa quantità di orazioni (in realtà semplici preghiere, spesso malamente scritte da anonimi e spacciate per segnature), corredate da discorsi sui mantra, il reiki, i parassiti astrali (qualunque cosa siano) e altro ancora, che nulla c’entrano con questa pratica. Insomma, non serve più che sia un’altra persona a trasmettere la sapienza segreta, perché ora è tutta disponibile su internet, e per l’autorità metafisica dell’autore tutti possono essere segnatori.
Del resto, il Bonelli non accenna neanche una volta a un concetto sul quale tutti i segnatori intervistati dalla Giovetti e dalla Bartolucci premono molto, ovvero che per segnare è necessario avere il “dono” o la “virtù”, col quale si nasce o si sviluppa con l’apprendistato, ma certamente non leggendo un libro. Le parole funzionano, dicono anche, in vista del fatto che sono segrete, e se rivelate perdono la loro efficacia. Ma, per sua stessa ammissione fatta su un altro gruppo, il Bonelli non ha mai letto il libro della Giovetti…
Insomma, è venuta a crearsi una sorta di “segnatura solitaria” che, come per la wicca, è un evidente segno dei tempi. Con la differenza, lo preciso, che la wicca iniziatica sembra mantenere i suoi segreti, mentre la segnatura viene sbandierata ai quattro venti. Una svalutazione dell’arcano e una finta riscoperta della tradizione, insomma, che parte dalla distruzione della tradizione stessa.

Le segnature da conservare e quelle da buttare.
Come accennato, le segnature descritte ne Le magie antiche non sono associate a una specifica origine geografica: in copertina viene detto che esse provengono da “nord Sardegna, ovest e nord est Piemonte, centro e Sud Italia”; in questo modo, però, il lettore non può sapere se la segnatura contro il malocchio a p. 106 è sarda, piemontese, campana o di un’altra regione ancora. Il che potrebbe non importare a chi è più interessato all’efficacia pratica delle stesse, ma di contro interessa molto chi, come il sottoscritto, si occupa di folklore locale, o anche a una persona qualunque alla quale interessa riscoprire le tradizioni della sua terra natale (cosa che in teoria il libro si propone di fare).
Interrogato sulla questione, e cioè come si facesse a distinguere l’origine delle varie segnature da lui raccolte, l’autore ha risposto sul suo gruppo che esse provengono quasi tutte dalle province di Sassari, Cuneo e Novara, e solo in minima parte dal resto d’Italia, specificando inoltre che le segnature piemontesi si ritrovano praticamente uguali in Sardegna e nell’Italia Meridionale, e che le differenze riguardano per lo più la trasmissione delle stesse. Tuttavia, dopo avergli esposto più nel dettaglio il problema (ovvero l’impossibilità di distinguere una formula sarda da una piemontese all’interno del suo libro), il Bonelli ha risposto che è difficile stabilire un’origine certa, perché le segnature sono tutte estremamente simili tra loro, con minime variazioni (ad esempio verrebbero sostituiti i santi coi patroni dei paesi dove viene praticata la segnatura).
Questa risposta fa sorgere, per quel che mi riguarda, due problemi: il primo, è che l’autore del libro e raccoglitore delle formule in questione sembra ignorare la loro provenienza specifica, il che mi fa domandare in che modo siano state allora raccolte (se una signora cuneese mi parlasse di una segnatura, e io la mettessi su un libro, saprei che è una formula cuneese e potrei specificarlo). Il secondo problema è che, in vista di una presunta similitudine tra le formule in questione (in realtà già evidenziata dalla Giovetti, ma con le dovute cautele), il Bonelli pare dire che, per il suo libro, ha attuato una “scrematura” delle segnature, tenendo una determinata formula e scartando le varianti locali di cui è venuto a conoscenza in vista del fatto che, per l’appunto, erano varianti di qualcosa che già sapeva.
Questa operazione, che prevede che l’autore (già maestro metafisico che inizia secondo la tradizione ma rompendo con la tradizione stessa) decida quali formule devono sopravvivere all’oblio e quali no, è la morte della ricerca folklorica, in quanto le tradizioni di un luogo vengono cestinate secondo i dettami di qualcuno a cui questa cosa semplicemente non interessa. E dunque, se io volessi un giorno conoscere le segnature tipiche di una zona, o tracciare una mappa di diffusione di una formula, non potrei farlo, perché l’unico che aveva queste informazioni ha stabilito che erano solo piccole variazioni. A meno che, ovviamente, non si debba dare per scontato che le 58 formule del primo libro esistessero praticamente uguali sia in Piemonte che in Sardegna che in altre parti d’Italia, e dunque non servisse specificare nulla… Cosa che in realtà ritengo abbastanza improbabile.

“Non importa il perché!”
Come detto, sul gruppo in questione si trovano non solo preghiere ai santi, ma anche cose che nulla c’entrano e in netto contarsto col cristianesimo: ad esempio, se da un lato sono stato rintuzzato per aver parlato dell’uso delle erbe (che a detta di un’amministratice nulla c’entrerebbero con la segnatura), di contro costei pratica una “segnatura contro i parassiti astrali” (nella quale viene invocata l’energia cristica di Gesù, l’aiuto e la protezione dei Maestri del Potere Spirituale Superiore e dell’arcangelo Michele, per tagliare i lacci magnetici che impediscono l’evoluzione del soggetto). Oppure, quando un’utente si interrogava pubblicamente su come un segnatore dovesse rapportarsi col karma del paziente (sic!), la stessa rispondeva che il destino è già stato deciso da Dio, e dunque le segnature possono alleviare ma non modificare la volontà divina (in barba al libero arbitrio del cristianesimo).
Tutto questo strano e confuso insieme, dove si mescolano bigottismo cattolico e concetti new age, mi ha dunque portato a interrogarmi seriamente sulla serietà dell’opera del Bonelli stesso e delle persone che frequentano il suo gruppo ufficiale, sia nei modi che ho espresso sopra, sia sulla sua effettiva preparazione in materia. Ne è dunque nata una discussione che riassumerò nel presente articolo, avendo come protagonisti me, l’amministratrice di cui sopra e lo stesso Bonelli.
Sono partito facendo notare che spesso, nella segnatura, si presentano elementi che appaiono esterni al cristianesimo: domandavo dunque in che modo le segnature (evidentemente cristiane, a vedere il gruppo in questione) potevano essere distinte tra “canoniche” e fasulle. L’amministratrice mi risponde che in ogni cultura ci sono cose simili alle segnature, semplicemente quelle cristiane si distinguono per elementi come la presenza dei santi, ma ce ne sono alcune che non li nominano: a lei personalmente questa cosa non sembra interessare, e non si è mai posta un simile problema, perché le fa con fede. A quel punto il Bonelli mi spiega l’etimologia di segnatura (da signo, diventato poi sinonimo di “segno della croce”), ma che pratiche simili si ritrovano anche nel paganesimo, ovviamente con segni diversi; fa quindi notare che molte segnature cosiddette “cristiane” fanno in realtà uso di elementi “pagani” (conchiglie, sassi, chicchi di grano e via dicendo), e che dunque in molti casi si tratterebbe di riti antichi adattati al cristianesimo.
La mia domanda originaria, su come si distingua una segnatura vera da una fasulla, resta comunque senza risposta, ma decido di approfondire la questione portata all’attenzione dal Bonelli stesso, e chiedo se le segnature (in vista della loro origine pagana) siano associabili a qualche civiltà dell’Italia antica. Vengo subito ripreso dall’amministratrice, che mi dice da un lato che i segnatori usavano quello che trovavano, senza stare a pensarci (come il fico, che cresceva in ogni cascina), e dall’altro che proprio per questo non serve tirare in ballo Romani e Celti; anzi, parlare di pratiche pagane rischia di portare a parlare della “ritualistica”, che non c’entra nulla con l’argomento del gruppo.
Faccio allora notare che la faccenda del paganesimo è stata tirata in ballo dal Bonelli, non certo da me, e oltre a questo faccio presente che, da racconti fattimi in prima persona, nel Teramano del secolo scorso si usava il noce per alcune segnature, e veniva specificato che doveva essere proprio quella pianta, e non il melo, il pero o il ciliegio: la mia domanda, insomma, nasceva dal fatto che potesse esistere o meno una particolare simbologia delle piante. Mi viene quindi risposto che le segnature vengono fatte col cuore e il perché siano così non è importante ma, quando ribatto che a uno studioso di storia e folklore il perché importa eccome (citando anche De Martino), il Bonelli interviene chiudendo il tutto, dicendo che si sta andando off-topic e che mi sono già state date abbastanza informazioni che spera siano utili ai miei studi. A conclusione, in un altro topic, l’amministratice pensa bene di lanciarmi una frecciatina, dicendo (riguardo tutta la discussione) che lei le segnature le fa col cuore, ma evidentemente non tutti hanno la sua stessa “fede”.
Questo atteggiamento è in realtà molto diffuso presso tutti. In un determinato giorno, ad esempio, qualcuno passa una “segnatura”, che di base può essere appresa solo in quel momento; se una persona la vuole, ma non arriva in tempo, nulla le impedisce di scaricare il file e prenderla comunque. Se poi la segnatura in questione richiede qualche strumento, e quella non lo ha, sembra sia lecito recitarla comunque, perché tanto “basta la fede” a far funzionare il tutto, Dio ascolta sempre. Ma, a questo punto, che senso ha parlare di giorni prestabiliti, di strumenti specifici, insomma di segnature? Una preghiera recitata col cuore vale quanto una segnatura tramandata da secoli… Si tratta dunque solo di estetica?

Cos’è una segnatura?
Ricapitolando: per quanto l’amministratrice sia stata la vera protagonista della discussione, vorrei tirare le somme e far notare alcuni comportamenti del Bonelli, ovvero che difficilmente risponde a una domanda in maniera diretta, perché la maggior parte delle volte (come visto anche sopra) tende a girarci attorno o a sviare l’argomento. A questo aggiungo che più di un segnatore da me contattato (e che ha ricevuto i segni in maniera tradizionale) ha detto che non trova alcuna corrispondenza, neanche minima, tra le formule e le pratiche del libro del Bonelli e le proprie (e io continuo a trovare sospetta l’aria “afroamericana” di tante formule e rituali, ad esempio quello delle buste a p. 269 del primo volume, molto vicina all’incantesimo santero di sant’Alessio per allontanare una persona).
È anche interessante notare come, nell’aggiornare i propri libri nel 2016, né la Giovetti né la Bartolucci abbiano preso in minima considerazione il Bonelli e la sua opera: la seconda, addirittura, ha intervistato l’amministratore del gruppo I Guaritori di Campagna, di cui il Nostro faceva parte anni fa per poi essere bannato in quanto, mi è stato detto, la usava per pubblicizzare privatamente il suo libro. E a questo posso anche crederci, essendo che ho trovato pubblicità de Le magie antiche anche su gruppi Facebook di teenager “satanisti” appassionati di occultismo (ma probabilmente si trattava di un pio tentativo di conversione!). E anche il fatto che il secondo volume de Le magie antiche riporti per più della metà le stesse segnature del primo (e siano stati pubblicati lo stesso anno) mi dà un po’ da pensare…
Una cosa interessante viene anche dalle interviste radiofoniche al Bonelli (che trovate facilmente su YouTube), che esplicano il suo pensiero sulla faccenda in maniera piuttosto approfondita: in una di esse, al di là della feroce ma stereotipica critica alla Chiesa Cattolica, dice che le segnature si ritrovano anche in altre civiltà e religioni, ad esempio nel mondo arabo, dove si recitano preghiere speciali per guarire determinati mali. Ma, a questo punto, qualunque forma di scongiuro o per estensione di magia “semplice” rientrerebbe nella segnatura, che perderebbe le sue caratteristiche peculiari (come in effetti accade sul suo gruppo, dove chiunque sembra essere in grado di segnare recitando delle semplici preghiere).
Ma le sue segnature funzionano? Del resto dovrebbe essere quello l’importante, e a sentire i membri del suo gruppo sembrerebbe di sì… Anche se, in effetti, essi (oltre al venerare il Bonelli come un santo vivente) usano praticamente qualunque cosa capiti loro a tiro e che abbia il nome di un santo. Ma per spiegare questo, rimando ai concetti della chaos magick trattata brevemente QUI, dove trovate anche un sunto sulle caratteristiche della segnatura.
A voi il tirare le somme… A me se non altro consola il fatto che nessuna segnatura reale dovrebbe essere stata consegnata all’oblio in questo modo.
Sì, lo so, è tutta invidia, signora mia.

BIBLIOGRAFIA (seria)
·  AA. VV., Int u segnu. Guaritori popolari e pratiche magiche nelle Quattro Province, Barabàn (2014)
·  AA. VV., Le tradizioni popolari in Italia. Medicina e magia, Banca Provinciale Lombarda (1989)
· Antonella Bartolucci, Le streghe buone. I simboli, i gesti, le parole. Come muta la medicina tradizionale nell’era di internet, Aliberti (2016)
· Franco Cardini, Gostanza, la strega di San Miniato, Laterza (1989)
· Massimo Centini, La medicina dimenticata. Magia e medicina popolare in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, Yume (2014)
· Massimo Centini, Medicina sacra. Viaggio nelle pratiche medico-magiche del folklore italiano, Accademia Vis Vitalis (2011)
· Ernesto De Martino, Ricerca sui guaritori e la loro clientela, Argo (2008)
· Paola Giovetti, I guaritori di campagna tra magia e medicina, Mediterranee ( 1984, ried. 2016)



[1] Antonio Fernando Bonelli, Le magie antiche, Edizioni Le Magie Antiche (2015), vol. 1, pp. 65-66.
[2] Antonella Bartolucci, Le streghe buone. I simboli, i gesti, le parole. Come muta la medicina tradizionale nell’era di internet. Aliberti (Novara 2016), p. 80.
[3] Antonio Fernando Bonelli, Le magie antiche, Edizioni Le Magie Antiche (2015), vol. 1, pp. 65-66.

lunedì 19 dicembre 2016

Magia a pagamento





“Interrogata se gl’è stato dato altro che denari in pagamento, dixe m’è stato dato un lotto di civaie o un pane o una coppia di pane.” (dal processo a Gostanza da Libbiano, c. 8r)

Quest’estate ho acceso a caso la tv, e mi sono trovato davanti un cartomante, tale Alessio.
Mi sono seduto e ho guardato un paio di consulti, con occhio inquisitorio.
Anzitutto usava un mazzo di soli arcani minori (probabilmente le Sibille). E fin qui ok, de gustibus.
Domanda (signora anziana): «Ho conosciuto un tale su Facebook, ma l'amicizia è diventata qualcosa di più, io però sono impulsiva, e lui mi ha tolto l'amicizia, come andrà a finire?»
«Non mi dire niente, mi serve solo il nome di lui.»
«Giuseppe.»
Lui ha iniziato a mettere giù carte su carte in fila, alla velocità con cui le si distribuisce a una partita di poker, fino a mettere sul tavolo quasi mezzo mazzo, e ha fatto: «Con questo non ci concludi nulla, lascia perdere.»
Anzitutto non ho capito la tecnica, se una tecnica esisteva, ma soprattutto conosco gente che avrebbe saputo rispondere estraendo una singola carta, a un quesito tanto banale. E a parte tutto, a che gli serviva il nome?!
Seconda domanda (altra anziana): «Ho litigato con mia figlia, volevo sapere se ci sarà una riappacificazione.»
«Come si chiama tua figlia?»
«Cristina.»
Stessa operazione, e risposta: «Sì, ci sarà una riappacificazione. Lei ha un carattere un po’ orgoglioso, però bisogna portare pazienza.»
E questa se mi permettete è una cosa che qualunque persona di buon senso avrebbe potuto rispondere, senza ricorrere a mezzi magici.
Ha quindi concluso con: «Vorrei ricordare a tutto il mio pubblico [per la maggioranza di anziani, come ha detto in precedenza], che i miei consulti telefonici sono sicuri all'80%, quelli di persona al 99%. Comunque non vi preoccupate, le cifre sono davvero alla portata di tutti: del resto io credo che chi fa questo lavoro lo faccia per aiutare gli altri.»
Io: «E allora fai a offerta, come la Signora del Gioco comanda!», e ho spento.
Qualche giorno dopo, ripensando a questo fatto, m’è capitato di discutere e pensare riguardo la liceità del chiedere un compenso quando si opera magicamente, qualunque sia l’ambito (dalla divinazione, alla guarigione, e così via). In effetti, ciò che spesso distingueva sin dall’Antichità un vero operatore di miracoli da un qualunque ciarlatano di strada, era che il primo conduceva una vita semplice e non chiedeva nulla in cambio della sua opera, mentre il secondo spesso si faceva pagare profumatamente per i suoi servigi (pensiamo, come sempre, alla solita opposizione tra Apollonio di Tiana e Alessandro di Abonutico).
Leggendo un libro del 1984 sui segnatori (o guaritori di campagna, che dir si voglia), mi sono reso conto che questa pratica del “ricevere offerte, ma non pretendere nulla” è ancora in voga, e non credo derivi dalla morale cristiana, la quale tutt’al più l’ha rafforzata.
Personalmente la ritengo una buona etica, che si rifà a concetti “teologici” vecchi come il mondo. Dunque diffidate per principio di quelli che vi offrono i loro servigi corredati da un preciso tariffario: l’offerta libera o tutt’al più il compenso simbolico sono a mio avviso segno di una pratica e di un intento più sani.
Vi riporto dunque qui le testimonianze di alcuni segnatori, e di come si comportano a riguardo, per riflettere un po’ sulla faccenda, che penso sia interessante. Il libro è I guaritori di campagna tra magia e medicina, di Paola Giovetti, Edizioni Mediterranee (Roma 1984, ried. 2016). Buona lettura.

• «Io non chiedo mai niente. Se mi danno qualcosa, bene, se non mi danno niente, va bene lo stesso.» - Marino Cancelli di Foligno (Perugia)

• «Non voglio che mi diano assolutamente niente. Su questo punto non si discute.» - Fabio Borghini di Gaville (Arezzo)

• «Non voglio niente, la gente mi vuole pagare, ma io non voglio: non li saprei spendere i soldi guadagnati così. C’è gente, a dire il vero, che lascia i soldi sul tavolo, ma io glieli rimando indietro. Invece, se mi portano un regalo, lo accetto per non offenderli, ma soldi niente.» - Lidia Lucci di Vitiano (Arezzo)

• «Io non chiedo niente, però loro mi danno qualcosina, perché pensano che se non danno niente la cura non conta.» - Nella Cavina di San Cassiano di Brisighella (Ravenna)

• «Quel che mi danno, mi danno, io non chiedo niente, non posso. Ma quello che mi danno, non posso dire di no. Mi fanno piacere quando mi portano le sigarette, le Nazionali. Oppure una bottiglia di vino…» - Angelo Gamberi di Marradi (Firenze)

• «Non ho mai preso neppure una lira. La nonna faceva così, e così faccio anch’io. Lei chiedeva solo a chi si faceva segnare di dire qualche preghiera per lei, questa era la sua ricompensa. Sarà andata in Paradiso senz’altro, la nonna, perché era una donna così buona!» - Rita Fusai di Sarsina (Forlì)

• «Qualcuno mi dà qualcosa, ma mica tutti. A certuni non viene neppure in mente, oppure quando dovrebbero venire per l’ultima volta non vengono, così non li vedo più. Ma non importa, sono vecchia, ho bisogno di poco.» - Angelina Saba di Gonnosfanadiga (Carbonia)

• «Se vogliono mi danno qualcosa, ma è lo stesso anche niente. Non si segna per soldi, non ho pretese io.» - Giovanni di Ortueri (Nuoro)

• «Chiedere non va bene. Io non chiedo mai niente, però mia madre diceva che loro qualche cosa dovrebbero darla, altrimenti il segno non serve. Basta una piccola cosa, una bottiglia di vino, un pezzo di pane, cento lire. Oppure qualcosa per la chiesa: una candela accesa, una messa. Sa, queste cose non si fanno mica per guadagnare, per farle bisogna solo aver voglia di far bene.» - Nerina Toni di Soliera (Modena)

• «Io non chiedo niente, ma non posso rifiutare se mi portano una scatola di cioccolatini o un pezzo di formaggio grana. Né chiedere né rifiutare, questa è la regola.» - Elvira Messori di San Pancrazio di Modena

• «Niente, io non chiedo niente. Di soldi non ne voglio sentir parlare, se mi portano qualcosa in natura accetto, specie piante. Ha visto quanti vasi ho in casa? Quasi tutti vengono da persone che ho curato!» - Ester Garzoli di Roccapelago di Pievepelago (Modena) 

• «Io non prendo niente da nessuno! Se poi una volta guariti mi vogliono offrire un caffè o regalare una bottiglia, non rifiuto di certo, però soldi non ne voglio perché non sono io che guarisco: è il Padreterno.» - Agostino Leoni di Biforco (Firenze)

• «Guarda, lo zio mi diceva sempre: “Tu devi essere un uomo onesto, non ti devi approfittare delle persone che soffrono.” E infatti io non chiedo niente, non posso chiedere niente. Quello che mi danno, mi danno.» - Corrado Mosconi di Potenza Picena (Macerata)

• «Io non chiedo regali, però loro qualcosa mi portano. C’era uno che si era slogati tutti e due i piedi, ed era stato due mesi in ospedale senza guarire. Poi è venuto da me, io l’ho segnato due volte, e il secondo giorno stava già meglio. L’ultima volta che è venuto mi voleva dare diecimila lire. Io non le ho volute perché erano troppe, e allora mi ha portato una sporta piena di zucchero, caffè e biscotti.» - Emilia Bruni di Perducco di Zavattarello (Pavia)

• «Mi portano quello che vogliono, anche niente. Se mi danno dei soldi, li regalo quasi tutti.» - Sante Camicia di Viterbo 

• «Mi danno quello che vogliono. Io chiedo solo cento lire per l’olio, perché dicono che se non si dà niente, non conta. Ma i soldi non mi interessano. Preferisco che dicano una preghiera per me: ne dico tante per gli altri, di preghiere, che per me non ho tempo!» - Mafalda (Emilia)

• «Il secret non si paga, è un dono che è stato dato gratuitamente, e gratuitamente lo si deve dare. Io posso accettare piccolissimi doni in natura, e invito le persone a donare a chi ha bisogno...» - Maria Boniface di Aymavilles (Aosta)