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lunedì 29 marzo 2021

Conferenze

Data la richiesta di varie persone di rendere fruibili le stesse anche a coloro che non hanno potuto assistere durante l'evento, pubblico di seguito i link a Youtube dove potete trovare le registrazioni.


Aequa Nox, 16 marzo 2021. La conferenza si propone di esaminare brevemente le origini del voodoo ad Haiti, Santo Domingo e New Orleans, mostrarne i princìpi fondamentali e analizzarne l'evoluzione fino ai tempi più recenti.

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Aequa Nox, 20 marzo 2021. La conferenza intende parlare di ciò che sappiamo del culto misterico di Mitra e di quello pubblico di Sol Invictus (che comprendeva quello che divenne poi il Natale), partendo dalle prime speculazioni fino agli studi più recenti.

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Aequa Nox, 18 settembre 2021. La conferenza si propone di esaminare brevemente la storia dei processi per stregoneria nell'Italia settentrionale, focalizzandosi sulle caratteristiche della strega, ciò che realmente sappiamo delle sue pratiche e sullo sfatare alcuni falsi miti contemporanei.

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Aequa Nox, 17 marzo 2022. La conferenza si propone di analizzare alcune nuove tendenze dell'esoterismo dei nostri tempi, di come sia cambiato l'approccio alle discipline occulte da parte di coloro che le praticano, e di come i social media ne abbiano fortemente influenzato la diffusione. Si tratta di una normale evoluzione o di uno snaturamento? E quale influenza può avere tutto questo sulla visione di gente esterna al mondo esoterico?

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Ad Maiora Vertite, 20 dicembre 2022. L'origine del Natale è un tema che si ripropone tutti gli anni. Il Natale è una festa pagana o una festa cristiana? Quanto prende elementi dal cristianesimo, e quanto conserva quelli delle feste legate al solstizio? Passando per i culti solari, come quello del Sol Indiges e del Sol Invictus, il culto di Mitra, cercheremo di fare un po' di luce sulle origini di questa festa!

giovedì 1 dicembre 2016

Storia della Magia 09 - La magia contemporanea



LA SEGNATURA
 
Alcuni strumenti da segnatura.

Almeno sin dal Rinascimento abbiamo testimonianza di uomini e donne che, soprattutto in campagna, operavano guarigioni non solo tramite la conoscenza delle erbe, ma anche con mezzi di natura magica: essi, presenti ancora oggi e in buon numero, utilizzano una gestualità di tipo apparentemente pagano, ma al tempo stesso invocano i santi cristiani e fanno uso del segno della croce (quello del “segnare” è anzi una caratteristica costante del loro intervento terapeutico). La presenza di pratiche simili nei processi per stregoneria (e l’esistenza ancora attuale, seppur minoritaria, di pratiche non legate alla religione cristiana, per quanto non sembra essersi conservata l’estasi e l’interazione con gli spiriti famigliari) hanno indotto gli studiosi a supporre, con buona certezza, che la segnatura altro non sia che una forma di magia popolare di origine pagana, cristianizzatasi nel corso dei secoli a seguito delle persecuzioni ecclesiastiche contro le streghe; sta di fatto che oggigiorno i praticanti sono in genere persone molto religiose.
I segnatori, la cui abilità è spesso denominata “dono” o “virtù”, diventano tali per nascita o per ereditarietà: nel primo caso, a seconda del luogo, vengono considerati benedetti i bambini che “nascono con la camicia” (ovvero avvolti nel sacco amniotico), oppure i settimini (il settimo figlio di un settimo figlio), e in questo caso la levatrice pone loro in mano il simbolo di ciò che saranno destinati a curare (un carbone per il fuoco di sant’Antonio, un baco da seta per i vermi, e via dicendo), oppure vengono nascosti i futuri strumenti nell’abito del battesimo. Nella maggioranza dei casi, però, la virtù si trasmette per ereditarietà, quando un guaritore anziano insegna parole, segni e riti (in genere la notte di Natale) a un discepolo, il quale deve desiderare il potere di curare per puro altruismo, oltre che mantenere il segreto delle parole magiche. In genere i segnatori considerano l’uso del loro dono un dovere religioso e sociale, tant’è vero che  non chiedono compensi, ma operano a offerta (anche in natura).
I segni che i guaritori fanno sulla parte ammalata sono in genere quello della croce, ripetuto più volte (segni diversi come il punto o il pentacolo vengono usati in alcune zone, ma in maniera minore), e usano anche strumenti particolari (ad esempio oggetti benedetti); non è raro che vengano effettuati anche piccoli rituali usando strumenti semplici come fiori, semi, rami, acqua e sale; vengono inoltre rispettati determinati tempi, spesso in base alle fasi lunari. Le loro guarigioni non si limitano però ai mali fisici (che a volte un guaritore si specializza nel curare), ma vengono operate anche piccole divinazioni e scongiuri contro malocchi e fatture, fino a riti per modificare il tempo atmosferico o per esorcizzare entità maligne che possiedono il paziente.

LA WICCA

Un esempio di altare wiccano.

Derivata dal misticismo rosicruciano e dalla magia cerimoniale (soprattutto thelemita), la wicca (dall’antico inglese wicca, stregone) è una religione neopagana molto improntata sull’attività magica, tanto da potersi definire una “religione della magia”. A fondarla, nel 1946, fu l’inglese Gerald Gardner (1884-1964), che si fece l’ideale continuatore dell’antica stregoneria pagana (e di un presunto culto preistorico del Dio Cornuto e della Dea Madre), riunendo alcuni adepti in una congrega (coven) per la pratica comune e segreta; la wicca si sviluppò come un culto misterico, al quale si poteva essere iniziati solo dopo la consacrazione da parte di Gardner o dei sacerdoti e delle sacerdotesse iniziati a loro volta (si vennero così a formare dei veri e propri lignaggi sacerdotali). La prima scissione si ebbe con la fuoriuscita dalla congrega di Alex Sanders (1926-1988), che fondò la prima corrente wiccana non gardneriana e con lignaggi propri non autorizzati (quella alexandriana, appunto), la quale prevedeva nella pratica magica anche l’utilizzo di elementi non pagani, come le chiavi enochiane e i sigilli angelici, e accentuava il valore della ritualistica di stampo ottocentesco. Sanders ebbe dunque il merito di portare all’attenzione dei media la wicca, che iniziò a far parlare di sé soprattutto negli Anni ’70: fu sostanzialmente per questo che molti si avvicinarono a essa ma, nell’impossibilità di accedere a un’iniziazione formale (o per semplice antipatia nei confronti dei fondatori), iniziarono a praticare la magia in maniera solitaria; in questo frangente, l’americano Scott Cunningham (1956-1993), col suo Wicca, creava una versione della magia wiccana per il praticante solitario e non iniziato (per molti versi “annacquata” e più new age rispetto a quella delle congreghe), cosa che gli venne aspramente criticata, ma che permise la nascita della cosiddetta “wicca solitaria” o “eclettica”, di fatto la fetta maggioritaria dell’intera religione. Essendo il culto della Dea molto forte, alcuni gruppi particolarmente femministi hanno poi eliminato la figura del sacerdote, conservando solo la sacerdotessa.
L’altare per la pratica wiccana, chiuso in un cerchio, è simile a quello della magia cerimoniale: esso conserva, più o meno con la stessa simbologia, la bacchetta, il calice, la spada, il pentacolo, le corde, la frusta (usata qui per le iniziazioni) e il grimorio sul quale il wiccano annota i suoi rituali (il cosiddetto “libro delle ombre”); vi aggiunge però due coppe per le purificazioni (una con acqua e una con sale), l’incensiere, la scopa e il calderone (come simbolo della stregoneria tradizionale), la rappresentazione dei due dèi, e una particolare coppia di pugnali, uno col manico nero (athame) usato per le invocazioni e i congedi, e l’altro col manico bianco (bolline) usato invece per tagliere, incidere e scolpire. Per quanto riguarda le veste, invece, Gardner specificava che la pratica andava effettuata stando nudi (“vestiti di cielo”), a simboleggiare la caduta di ogni vincolo sociale, ma rigorosamente al chiuso; altre correnti hanno poi iniziato a praticare la nudità all’aperto (soprattutto nei boschi) o a dipingersi il corpo, sebbene la maggioranza preferisca vestirsi con tuniche e tabarri o con abiti comuni.
La wicca si fonda sulla convinzione che il praticante possa mobilitare una certa “energia” presente in tutte le cose (di solito presa direttamente dalla terra tramite la trance indotta con la danza o la meditazione, meno spesso col sesso o le sostanze psicotrope) e utilizzarla in seguito per i suoi scopi (in genere incantesimi, divinazioni e guarigioni, prese dalle più disparate tradizioni esoteriche). In generale, la pratica magica wiccana è regolata da una massima fondamentale, denominata wiccan rede, che recita: “Fai ciò che vuoi, finché non fai del male a qualcuno.” Viceversa, la cosiddetta “legge del tre” spesso associata alla wicca, che prevede che ogni volta che si compie un atto (buono o malvagio) quello tornerà al praticante triplicato,  non ha un reale fondamento nel pensiero gardneriano.

IL SATANISMO

LaVey con il baphomet, simbolo del satanismo razionalista.

Sebbene i media tendano a dare spazio unicamente alle forme devianti di satanismo (quello cosiddetto “acido”, ovvero legato al mondo della criminalità), è giusto dire che anche questa religione ha trovato una sua sistematizzazione nel corso del XX secolo con la fondazione della Chiesa di Satana nel 1966, a opera dell’americano Anton Szandor LaVey (1930-1997, nato Howard Levey): pur non credendo né all’esistenza di Dio né a quella del Diavolo (o per lo meno, non nel modo in cui li descrivono le religioni tradizionali), e anzi predicando un pensiero filosofico ateo, il cosiddetto satanismo razionalista prevede lo sviluppo della piena libertà e felicità dell’uomo tramite il distacco da tutto ciò che li impedisce, ovvero i vincoli sociali oppressivi. Per questo motivo, mantenendosi sempre nella legalità e rifacendosi al pensiero thelemita, LaVey elaborò dei rituali di ispirazione magica che dovevano fungere da psicodrammi per distruggere le inibizioni dei partecipanti (in genere vestiti con abiti lunghi e maschera gli uomini, e provocanti le donne): il primo e più famoso è la messa nera (black mass), una parodia della messa cattolica dove si inveisce contro Cristo e si profana l’ostia, posta sul corpo di una donna nuda che funge da altare; nell’air épais (aria pesante) si vendicano idealmente i Templari, calando un uomo vestito da papa in una bara assieme a una giovane donna che lo “converte” ai piaceri della carne, facendogli espiare così la sua colpa; infine, nel das Tierdrama (il dramma degli animali), gli uomini rinunciano alla loro presunta natura spirituale e celebrano la loro identità con gli istinti primordiali, inseguendo un topo a quattro zampe e comportandosi come animali.
Nel 1975 uno dei membri più eminenti della Chiesa di Satana, Michael Aquino (*1946), disse di aver ricevuto una rivelazione da parte del dio egizio Seth, a suo dire demonizzato in epoca antica col nome di Satana; staccatosi dalla corrente razionalista, e ispirandosi alle pratiche della Golden Dawn, del Thelema e dello stesso LaVey, Aquino fondò il Tempio di Set e, con esso, il cosiddetto satanismo occultista, il quale crede all’esistenza del soprannaturale e ha un complesso sistema di magia cerimoniale. Per Aquino esistono due tipi di magia: la “piccola magia nera”, ovvero i trucchi di manipolazione psicologica, e la “grande magia nera”, cioè la realizzazione della Vera Volontà crowleyana con l’aiuto di Set, l’entità che in origine diede l’intelligenza all’uomo, e tramite il proprio “doppio magico” (o ka) che agisce in astrale; Aquino inoltre mantiene una struttura più classica dell’altare (sul quale brucia una fiamma) e della strumentazione rituale, preferendo celebrazioni solitarie o in coppia. Il mago può comunque procedere secondo le proprie preferenze e fantasie: non deve dunque sorprendere se, riprendendo i concetti della chaos magick che vedremo a breve, in alcuni rituali vengono invocati anche i Grandi Antichi dei romanzi di Lovecraft.

LA CHAOS MAGICK

Un rito di chaos magick con alcuni partecipanti in videoconferenza.

La chaos magick (“magia del caos” in inglese) è attualmente la più giovane tra le tradizioni magiche postmoderne, nata con l’intento di formulare una “teoria generale della magia” che potesse riassumere e spiegare tutte le forme di magia precedenti e nello stesso tempo fornire agli aspiranti maghi del XX secolo un mezzo nuovo, sicuro e liberato da inutili complicazioni per accedere al potere magico.
La sua prima formulazione avvenne negli Anni ’70 in Inghilterra, a opera di Peter James Carroll (*1953) e Ray Sherwin (*1952). Nel 1978 Carroll pubblicò il primo testo sull’argomento, intitolato Liber Null, subito dopo aver fondato assieme a Sherwin l’organizzazione esoterica degli Illuminati di Thanateros (I.O.T.), che fu il primo gruppo al mondo a mettere in pratica le teorie dei due, poi ulteriormente sviluppate da Carroll in un secondo libro del 1981, Psychonaut. Il pensiero di Carroll e Sherwin prendeva le mosse principalmente dall’opera di Austin Osman Spare (1886-1956), esoterista, poeta e disegnatore inglese che aveva approfondito e sviluppato una tendenza già presente nell’attività di Crowley: quella di ridurre la magia alle sue “componenti fondamentali”, epurandola da tutti gli orpelli e le pratiche superflue introdotte da millenni di tradizioni diverse. In particolare a Spare si deve la creazione di una pratica magica nuova, quella dei sigilli, che divenne presto una delle caratteristiche più tipiche della chaos magick.
L’idea alla base della chaos magick è che non esistano una magia “vera” e una magia “falsa”, o pratiche magiche che “funzionano meglio” di altre: tutte le forme di magia che l’uomo ha mai immaginato o potrà mai immaginare possono funzionare se chi le mette in atto si trova nell’appropriato stato mentale, che i caoti chiamano “gnosi”. Le tecniche per raggiungere questo stato sono una componente fondamentale della chaos magick e spaziano dalla meditazione all’uso di sostanze stupefacenti, dall’ipnosi alle privazioni sensoriali, dalle pratiche ascetiche all’estasi indotta da sensazioni fisiche o emotive estreme (quali tortura o sesso rituale). Grazie a questa loro adesione “a tutte le forme di realtà e a nessuna” (che loro chiamano “spostamento di paradigma”), i caoti sostengono di poter fare magia con qualunque incantesimo o rituale proveniente da qualunque cultura del passato, e allo stesso modo di poter inventare rituali completamente nuovi e di poter prendere forme di magia dalla letteratura, dal cinema o persino dai videogiochi, e dimostrare che funzionano non meno bene di qualunque magia tradizionale.
Oggi la chaos magick è molto in voga nella cultura esoterica occidentale, soprattutto tra i praticanti più giovani (ma non solo). L’I.O.T. esiste ancora ed è diffuso in molti Paesi, sebbene operi con una certa riservatezza (non si può parlare di vero e proprio segreto, ma senz’altro di volontaria lontananza dallo sguardo pubblico) e né Carroll né Sherwin siano più coinvolti nelle sue attività. Ma sono molti di più gli esoteristi che si dedicano alla chaos magick per proprio conto, senza particolari affiliazioni: tra i più noti vanno senz’altro citati due celebri fumettisti, Grant Morrison (*1960) e Alan Moore (*1953), che non fanno mistero delle loro pratiche, e anzi talvolta organizzano attività magiche pubbliche.

mercoledì 27 luglio 2016

Discorsi di un wiccano a un elleno



A: “Perché un tempio sarebbe meglio di un bosco per officiare i rituali alla Grande Madre?”
B: “Perché nel tempio i muri ti impediscono di sentire la gente che da fuori ti piglia per il culo.”

A: “Perché quando faccio gli incantesimi invocando Aradia non succede nulla?”
B: “Hai provato a rivolgerti a un Dio che esiste?”

A: “Hai da consigliarmi un libro che spieghi bene come fare gli incantesimi?”
B: “Certo. Di Starwolf Moondaughter, Gli Incantesimi dei Folletti e della Fatine - Un Percorso Antropologico sulla Stregoneria Italiana dell’Appennino Valdostano, Edizioni Maggia Potentte.”

A: “Oggi uno sciame di moscerini è entrato turbinando in camera mia. Secondo te è un segno?”
B: “Sicuramente di chiudere le finestre.”

A: “Sai per caso se hanno girato qualche film che parli di Aradia e delle streghe nel Medioevo?”
B: “No. Grazie a Dio Hollywood non è ancora caduto così in basso.”

A: “Ma secondo te c’è qualcosa di vero nella religione dei Cristiani?”
B: “Non saprei, ma spero che il loro Inferno esista per accogliere i Neopagani.”

A: “Spero tu sappia che i tuoi Dèi non stanno sull’Olimpo, ma sono immanenti nel mondo intero.”
B: “Certo. Almeno i miei da qualche parte stanno.”

A: “Senti, ma quando parlo degli Elfi ho l’impressione che tu non mi prenda sul serio.”
B: “No, perché? Anche io vedo gli Elfi ogni tanto, l’ultimo faceva SILVER TRIPLE con la spada.”

A: “Ieri sono andata a vedere Beowulf... Che merda deludente, e io che mi aspettavo un film sui licantropi!”
B: “Su questa scia il film adatto a te è sicuramente Mongol...”

A: “Ho abbandonato il cristianesimo perché andava contro TUTTI i miei principi!”
B: “Quindi sei una pazza atea e sregolata che esce per strada e ammazza gente a random?”

A: “Ho fatto una divinazione e ho scoperto che in un’altra vita ero una regina dell’antico Egitto!”
B: “Hai di nuovo divinato con le carte di Yu-Gi-Oh!, eh?”

A: “In questo periodo ho fatto molti progressi in campo esoterico...”
B: “Sì, me lo diceva ieri il tuo psichiatra.”

A: “Ieri, dopo anni di prove, sono finalmente riuscita a entrare in contatto con la Grande Madre!”
B: “Ma veramente fai così fatica a parlare coi tuoi amici immaginari?”

A: “Da quando ci sono, i Cristiani non fanno altro che lamentarsi!”
B: “Eh, mi ricordano qualcuno...”

A: “Se non ti sta bene quel che dico, perché continui a frequentarmi?!”
B: “Perché avere un neopagano accanto per 2 ore al giorno mi fa risparmiare i soldi del corso di autostima.”

lunedì 25 luglio 2016

Riflessione sul valore delle iniziazioni



Valdo da Lione, che sarà di grande aiuto in questo articolo.

Articolo pubblicato su Facebook il 12/02/2016.

Il flame che è partito dal mio post è stato, per una volta, costruttivo: si è arrivati agli insulti, certo, ma le riflessioni che ne sono nate hanno un certo valore, cosa che su internet capita raramente. Dunque ho deciso di dire anche io la mia, commentando l’articolo che Salvatore Fortunato proponeva per spiegare il suo punto di vista (e scritto dall'americano Seamus McKeon). Vi consiglio di leggerlo preventivamente ma, se non avete tempo e voglia, diciamo che lo capirò.
Il Nostro parte dal presupposto che per diventare wiccani occorra un’iniziazione, e per farlo esemplifica la cosa parlando del cristianesimo: “…nella maggior parte dei casi, anche credere in Gesù Cristo, non ti renderà automaticamente un cristiano, perché per esserlo è richiesto il battesimo, il quale a sua volta necessita (pensa un po’) persino di un vero e proprio cristiano che ti battezzi! Riti di passaggio, riti di ingresso, ordinazioni e iniziazioni sono tutti termini per processi simili, i quali portano un individuo all’interno di un gruppo religioso e necessitano di ‘un altro’, a sua volta, già iniziato. […] non si può diventare un prete cristiano per auto decreto…”
Questo può essere vero sulla carta, ma la realtà dei fatti è spesso più complessa, perché da un punto di vista puramente tecnico il riconoscere Gesù come Cristo e Dio ti rende cristiano. Eretico per ogni confessione oggi esistente di cui non fai parte, certo, ma pur sempre cristiano: è per questo che non sono cristiani i Musulmani, che riconoscono Gesù come profeta ma non come dio, o alcuni Hindu, che riconoscono la sua divinità ma non il suo messianismo. Però, se per te Gesù è il Figlio di Dio e il Cristo delle profezie, sei cristiano: non puoi oggettivamente essere nient’altro. E in quest’ambito, inutile dirlo, rientrano cristianesimi di frangia come lo gnosticismo.
Bisogna per forza essere iniziati da qualcuno per far parte di una religione? Continuiamo a parlare del cristianesimo. Caso tristemente noto, Paolo non ha avuto alcun bisogno di essere iniziato per entrare di straforo in una religione, con tutti i problemi che la cosa ha comportato; allo stesso modo, a leggere gli autori antichi troviamo testimonianza di un’infinità di personaggi (spesso gnostici, ma non solo) che fondavano sette e correnti “eretiche”: certo, parliamo di iniziatori di una religione, ma in numero così vasto che, nella sostanza, chiunque avesse un minimo di carisma e/o preparazione poteva fondare la sua dottrina. Nascevano i maestri, in un mondo che allora era per la maggior parte illetterato: oggi chiunque può predicare una visione tutta sua del cristianesimo, senza averne alcuna autorità (mi basta pensare ai vari predicatori di strada americani, o per fare un esempio più vecchio, a Valdo, che non era nemmeno sacerdote, qualità che la Chiesa Cattolica riteneva indispensabile per predicare).
Dunque si può essere cristiani senza far parte di una qualche Chiesa già esistente? Ovviamente sì.
Ma qui parliamo di paganesimo, e per definizione il paganesimo comporta una libertà d’espressione che una religione abramitica non potrebbe mai concepire. Penso, nell’ambito dell’induismo recente, e al fatto che né Osho né Sai Baba né la maggior parte degli altri mistici famosi avessero una qualche consacrazione pregressa che li “abilitasse” a predicare la loro dottrina. Non aveva titoli Pitagora come non li aveva Gardner, ma questo ovviamente non ha mai fermato nessuno.
Il problema di fondo qui, mi pare di capire, è puramente semantico: solo coloro che sono ufficialmente dichiarati wiccani (tramite iniziazione da parte di coven ufficiale) possono definirsi tali. Tutti gli altri lo fanno in modo improprio, alla stessa maniera in cui (sempre secondo quest’ottica) una persona che riconosce Gesù come Cristo e Dio, ma non fa parte di una Chiesa o di una corrente esistente, non può autodefinirsi cristiana.
C’è poi il problema del fatto che“non posso iniziare me stesso alla Massoneria o in una confraternita qualunque, ma questo non significa che travestendomi, io non possa risultare vestito tale e quale ad un rincoglionito fanatico di una confraternita.”
Un attimo, però. Continuiamo con gli esempi tratti dal cristianesimo, che mi paiono semplici da capire.
Un ragazzo qualunque legge un libro sul valdismo, e scopre che è la forma di cristianesimo che fa per lui; tuttavia, non ha idea di come contattare altri valdesi, e magari non sa nemmeno dove e quando si riuniscono, perché magari vive in montagna, e la comunità più vicina è a 6 ore di treno e lui non ha soldi. Però lui si sente davvero molto valdese, quindi inizia a pregare come un valdese, a scrivere inni di sua mano come fanno i Valdesi, magari si improvvisa pastore e inizia a parlare ai suoi conoscenti del valdismo, per evangelizzarli. E certo, la sua preparazione sarà tutt’altro che perfetta, commetterà degli errori, però credo che nessuno possa negare che il suo spirito d’iniziativa sia sincero.
Il Nostro ci insegna invece che un procedimento simile è l’errore per antonomasia. “Molti di coloro che si definiscono pagani e che si approcciano alla Wicca, ma che non sono iniziati, hanno la falsa percezione che possono auto-consacrarsi alla Wicca e che possono diventare sacerdoti o sacerdotesse, soltanto leggendo qualche libro e decidere di ‘sentirsi tali’. […] La maggior parte di noi deve cercare e la stragrande maggioranza di noi in effetti lo fa […] Ti potrebbe capitare di non trovare per molti mesi o anni, una coven che si trovava proprio nelle tue vicinanze,  prima che i tempi siano maturi per te, prima che tu la noti e la trovi e che finalmente la consapevolezza di tutto il ricercare che ne hai fatto, non venga sbattuto dentro la tua coscienza. Potresti non trovare una coven nel raggio di 500 miglia. Forse dovrai prendere aerei, treni, guidare per grandi distanze, perché hai davvero bisogno che tutto si realizzi e perché tu senta che ne valga la pena. Ciò richiede sacrifici.”
È indiscutibilmente vero come principio, se il soggetto in questione ha davvero interesse a essere iniziato, e non è scontato che sia così.
Torniamo al nostro ragazzo che vuole essere valdese. Continuando a leggere, scopre che in effetti alcune cose dell’attuale dottrina valdese non le condivide: ad esempio, per lui il pane e il vino diventano davvero il corpo e il sangue di Cristo, oppure che, vivendo in montagna ed essendo sempre stato a contatto con la religiosità popolare, il culto dei santi gli sembra più che legittimo, come per i Cattolici. Sa però che, dopo la Riforma, i Valdesi sono diventati protestanti, e non ammettono più queste cose.
Decide quindi che, secondo lui, è meglio tornare alle origini del valdismo, a quando Valdo se ne andava in giro a predicare una spiritualità profonda e slegata dalla Chiesa come istituzione, ma senza rinnegare la teologia che vi stava dietro. E fa di questo suo “valdismo ricostruito” la sua religione.
Il nostro amico fa dunque parte della comunità valdese? Certo che no.
Ma è un valdese? Certo che sì.
A me può non piacere che i Dodecateici disprezzino qualunque cosa non sia nata nella Grecia classica, così come non mi piace che gli Etenici siano per la maggior parte dei naziskin antisemiti. Però, per il fatto che adorano gli uni gli Olimpici e gli altri gli Asi, non posso certo contestare la loro esistenza come seguaci di questi dèi. Ci sono e basta, e hanno tutto il diritto di definirsi tali, anche se uno che segue la religione greca o nordica in maniera molto più tranquilla non li sopporta.
E parimenti, se la wicca è la religione elaborata e predicata da Gardner, allora già non si possono definire wiccani i seguaci di Sanders, il suo allievo secessionista, perché secondo quanto detto la sola wicca è quella gardneriana, non quella che uno si “costruisce da sé”. Ciononostante, gli Alexandriani si sono sempre definiti tali, a mio avviso a ragione.
Quindi, se io riconosco i princìpi basilari e fondamentali della wicca gardneriana, non posso autodefinirmi altro che wiccano.
E qui arriviamo al tasto dolente, ovvero: se non ho possibilità di raggiungere una coven, come posso fare? Cosa consiglia il Nostro per ovviare a questo problema non da poco?
“A chi dobbiamo rivolgerci quando desideriamo trovare altre streghe? […] davvero, i primi a cui dovremmo rivolgerci sono gli Dei. […] Chiedi agli Dei. Traccia il cerchio, accendi le tue candele e lancia Loro un appello onesto e sincero affinché ti guidino nella giusta direzione, ti portino dalle giuste persone e portino le giuste persone da te. Quando si ha un reale bisogno e si chiede l’aiuto degli Dei per riuscire ad ottenere un onesto risultato, si riesce a realizzare una magia straordinaria, specialmente se ciò ti avvicina a Loro e al Loro servizio. […] Una dedicazione non è un’iniziazione ma è un punto d’inizio verso essa. Un incantesimo per assisterti, rafforzare la tua risolutezza, per garantire l’intuizione e portare una persona vicina agli Dei, è una grande idea, specialmente quando non ci aggiungi dettagli stringenti e chiedi Loro di aiutarti a far sì che Loro ti ritengano adatto. La magia con la guida dei nostri Dei può compiere tanto. […] NON C’E’ NESSUN INCANTESIMO CHE TI INIZI MAGICAMENTE DA SOLO, SECONDO LA TUA TESTOLINA O IL GIUDIZIO DI TUA MADRE, MENTRE MAGARI TUTTI SONO IN CHIESA. Per essere iniziato dovrai passare per il rito di iniziazione Wiccan presente nel Libro delle Ombre.”
Dunque, nella sostanza, un giorno il nostro amico riceve una telefonata da un pastore valdese della comunità che sta a 6 ore di treno, che fa: «Ho saputo che ti definisci valdese, ma hai sbagliato tutto: solo una comunità valdese può renderti ufficialmente valdese, tramite il battesimo. Fino ad allora, non devi permetterti di definirti tale, né puoi praticare alcuna forma di vita valdese, perché di fatto tu non sei un valdese! Come devi fare, chiedi? Allora, anzitutto devi iniziare a pregare come un valdese, a cantare come un valdese, a predicare come un valdese, chiedi aiuto a Dio perché tu possa diventare un valdese, e a quel punto forse ti battezzeremo. Ma non osare mai e poi mai fare qualcosa di valdese prima del battesimo, perché solo i veri Valdesi sanno come fare certe cose, e ci offenderemo a morte se lo farai!»
Quindi, un tizio non iniziato deve praticare la magia per trovare una coven (“traccia un cerchio, accendi le tue candele e lancia Loro un appello”), seguendo un rito che, presumiamo con buona certezza vista la situazione, viene da un libro finto-wiccano; fino a che non l’avrà trovata non potrà definirsi wiccano, ma sarà seguace del “boh”, perché alla domanda «Di che religione sei?» potrà solo rispondere «Boh!», o tutt’al più «In attesa di ufficiale permesso di definizione.»
Mi sento peraltro di fare una nota a margine sulla questione “divina”: da quanto dice il Nostro, gli dèi wiccani sembrano agire per la coven wiccana, aiutando il dedicato a raggiungere il ritrovo più vicino o a incontrare chi può iniziarlo. Il fatto che gli dèi possano suggerire a qualcuno un percorso solitario, o anche solo diverso, è tassativamente escluso: se chiedi loro di incontrare qualcuno di una coven, ti indirizzeranno a una coven, non può esserci altra soluzione (il che mi ricorda un po’ quel che diceva Cacitti: «Gli ultimi messaggi della Madonna, quando appare, sembrano quelli della pubblicità progresso…»). Ed è chiaro che, se qualcuno riceve un messaggio diverso, e magari viene consacrato sacerdote da una divinità in persona, è per forza di cose un pazzo o un millantatore.
Non sto contestando il fatto che serva una consacrazione ufficiale per essere un sacerdote ufficiale della wicca, sia ben chiaro: questo è più che lecito. Sto piuttosto contestando l’atteggiamento di profondo disprezzo che il Nostro ha mostrato più e più volte nei confronti di quei “wiccani non ufficiali”, gli stessi di cui lui ha fatto parte per anni, e che possano esistere possibilità differenti da quella che lui propone. Un atteggiamento che, credo, derivi dai segreti che un “vero wiccano” acquisisce dopo l’iniziazione, e che evidentemente lo portano a un livello superiore rispetto a tutti gli altri. Ma anche qui, per citare la risposta di uno dei miei contatti al flame, “un atteggiamento del genere di superiorità e disprezzo da parte di un sacerdote non mi farebbe venire molta voglia di avvicinarmi ad una religione, qualsiasi essa sia”; e, aggiungo, fa tornare l’iniziato allo stesso livello di presunzione di cui si accusano molti dei non iniziati, che mi pare siano visti anzitutto come nemici, e solo in seguito come persone da convertire.
Secondo me, sempre restando nel parallelo cristiano (che per l’appunto calza molto, troppo bene), ci ritroviamo davanti a un’opposizione da Riforma e Controriforma: da una parte i solitari, che recitano «Sola scriptura, sola fide, sola gratia!», e dall’altra gli iniziati che tuonano «Fora Ecclesia nulla salus!»
Un’ottica davvero molto pagana, vero?…

P.S.: In tutto questo, comunque, devo seriamente chiedere scusa ai Valdesi e in generale ai Protestanti, perché li ho usati impropriamente per spiegare il mio punto: per loro, infatti, “il gesto [del battesimo] non ha però carattere magico, non è il battesimo che ci fa cristiani ma la fede in Gesù Cristo.” E questo credo la dica lunga a livello generale su tutto il discorso del Nostro sin dal principio. Comunque non so se si capiva, ma io parteggiavo per il ragazzo valdese che vive in montagna.