lunedì 19 dicembre 2016

Magia a pagamento





“Interrogata se gl’è stato dato altro che denari in pagamento, dixe m’è stato dato un lotto di civaie o un pane o una coppia di pane.” (dal processo a Gostanza da Libbiano, c. 8r)


Quest’estate ho acceso a caso la tv, e mi sono trovato davanti un cartomante, tale Alessio.
Mi sono seduto e ho guardato un paio di consulti, con occhio inquisitorio.
Anzitutto usava un mazzo di soli arcani minori (probabilmente le Sibille). E fin qui ok, de gustibus.
Domanda (signora anziana): «Ho conosciuto un tale su Facebook, ma l'amicizia è diventata qualcosa di più, io però sono impulsiva, e lui mi ha tolto l'amicizia, come andrà a finire?»
«Non mi dire niente, mi serve solo il nome di lui.»
«Giuseppe.»
Lui ha iniziato a mettere giù carte su carte in fila, alla velocità con cui le si distribuisce a una partita di poker, fino a mettere sul tavolo quasi mezzo mazzo, e ha fatto: «Con questo non ci concludi nulla, lascia perdere.»
Anzitutto non ho capito la tecnica, se una tecnica esisteva, ma soprattutto conosco gente che avrebbe saputo rispondere estraendo una singola carta, a un quesito tanto banale. E a parte tutto, a che gli serviva il nome?!
Seconda domanda (altra anziana): «Ho litigato con mia figlia, volevo sapere se ci sarà una riappacificazione.»
«Come si chiama tua figlia?»
«Cristina.»
Stessa operazione, e risposta: «Sì, ci sarà una riappacificazione. Lei ha un carattere un po’ orgoglioso, però bisogna portare pazienza.»
E questa se mi permettete è una cosa che qualunque persona di buon senso avrebbe potuto rispondere, senza ricorrere a mezzi magici.
Ha quindi concluso con: «Vorrei ricordare a tutto il mio pubblico [per la maggioranza di anziani, come ha detto in precedenza], che i miei consulti telefonici sono sicuri all'80%, quelli di persona al 99%. Comunque non vi preoccupate, le cifre sono davvero alla portata di tutti: del resto io credo che chi fa questo lavoro lo faccia per aiutare gli altri.»
Io: «E allora fai a offerta, come la Signora del Gioco comanda!», e ho spento.
Qualche giorno dopo, ripensando a questo fatto, m’è capitato di discutere e pensare riguardo la liceità del chiedere un compenso quando si opera magicamente, qualunque sia l’ambito (dalla divinazione, alla guarigione, e così via). In effetti, ciò che spesso distingueva sin dall’Antichità un vero operatore di miracoli da un qualunque ciarlatano di strada, era che il primo conduceva una vita semplice e non chiedeva nulla in cambio della sua opera, mentre il secondo spesso si faceva pagare profumatamente per i suoi servigi (pensiamo, come sempre, alla solita opposizione tra Apollonio di Tiana e Alessandro di Abonutico).
Leggendo un libro del 1984 sui segnatori (o guaritori di campagna, che dir si voglia), mi sono reso conto che questa pratica del “ricevere offerte, ma non pretendere nulla” è ancora in voga, e non credo derivi dalla morale cristiana, la quale tutt’al più l’ha rafforzata.
Personalmente la ritengo una buona etica, che si rifà a concetti “teologici” vecchi come il mondo. Dunque diffidate per principio di quelli che vi offrono i loro servigi corredati da un preciso tariffario: l’offerta libera o tutt’al più il compenso simbolico (ad esempio 50 cent) sono a mio avviso segno di una pratica e di un intento più sani.
Vi riporto dunque qui le testimonianze di alcuni segnatori, e di come si comportano a riguardo, per riflettere un po’ sulla faccenda, che penso sia interessante. Il libro è I guaritori di campagna tra magia e medicina, di Paola Giovetti, Edizioni Mediterranee (Roma 1984). Buona lettura.

• «Io non chiedo mai niente. Se mi danno qualcosa, bene, se non mi danno niente, va bene lo stesso.» - Marino Cancelli di Foligno (Perugia)

• «Non voglio che mi diano assolutamente niente. Su questo punto non si discute.» - Fabio Borghini di Gaville (Arezzo)

• «Non voglio niente, la gente mi vuole pagare, ma io non voglio: non li saprei spendere i soldi guadagnati così. C’è gente, a dire il vero, che lascia i soldi sul tavolo, ma io glieli rimando indietro. Invece, se mi portano un regalo, lo accetto per non offenderli, ma soldi niente.» - Lidia Lucci di Vitiano (Arezzo)

• «Io non chiedo niente, però loro mi danno qualcosina, perché pensano che se non danno niente la cura non conta.» - Nella Cavina di San Cassiano di Brisighella (Ravenna)

• «Quel che mi danno, mi danno, io non chiedo niente, non posso. Ma quello che mi danno, non posso dire di no. Mi fanno piacere quando mi portano le sigarette, le Nazionali. Oppure una bottiglia di vino…» - Angelo Gamberi di Marradi (Firenze)

• «Non ho mai preso neppure una lira. La nonna faceva così, e così faccio anch’io. Lei chiedeva solo a chi si faceva segnare di dire qualche preghiera per lei, questa era la sua ricompensa. Sarà andata in Paradiso senz’altro, la nonna, perché era una donna così buona!» - Rita Fusai di Sarsina (Forlì)

• «Qualcuno mi dà qualcosa, ma mica tutti. A certuni non viene neppure in mente, oppure quando dovrebbero venire per l’ultima volta non vengono, così non li vedo più. Ma non importa, sono vecchia, ho bisogno di poco.» - Angelina Saba di Gonnosfanadiga (Carbonia)

• «Se vogliono mi danno qualcosa, ma è lo stesso anche niente. Non si segna per soldi, non ho pretese io.» - Giovanni di Ortueri (Nuoro)

• «Chiedere non va bene. Io non chiedo mai niente, però mia madre diceva che loro qualche cosa dovrebbero darla, altrimenti il segno non serve. Basta una piccola cosa, una bottiglia di vino, un pezzo di pane, cento lire. Oppure qualcosa per la chiesa: una candela accesa, una messa. Sa, queste cose non si fanno mica per guadagnare, per farle bisogna solo aver voglia di far bene.» - Nerina Toni di Soliera (Modena)

• «Io non prendo niente da nessuno! Se poi una volta guariti mi vogliono offrire un caffè o regalare una bottiglia, non rifiuto di certo, però soldi non ne voglio perché non sono io che guarisco: è il Padreterno.» - Agostino Leoni di Biforco (Firenze)

• «Guarda, lo zio mi diceva sempre: “Tu devi essere un uomo onesto, non ti devi approfittare delle persone che soffrono.” E infatti io non chiedo niente, non posso chiedere niente. Quello che mi danno, mi danno.» - Corrado Mosconi di Potenza Picena (Macerata)

• «Io non chiedo regali, però loro qualcosa mi portano. C’era uno che si era slogati tutti e due i piedi, ed era stato due mesi in ospedale senza guarire. Poi è venuto da me, io l’ho segnato due volte, e il secondo giorno stava già meglio. L’ultima volta che è venuto mi voleva dare diecimila lire. Io non le ho volute perché erano troppe, e allora mi ha portato una sporta piena di zucchero, caffè e biscotti.» - Emilia Bruni di Perducco di Zavattarello (Pavia)

• «Mi portano quello che vogliono, anche niente. Se mi danno dei soldi, li regalo quasi tutti.» - Sante Camicia di Viterbo 

• «Mi danno quello che vogliono. Io chiedo solo cento lire per l’olio, perché dicono che se non si dà niente, non conta. Ma i soldi non mi interessano. Preferisco che dicano una preghiera per me: ne dico tante per gli altri, di preghiere, che per me non ho tempo!» - Mafalda (Emilia)

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