giovedì 25 dicembre 2025

Un solstizio affollato. Il 25 dicembre e i suoi dèi

 


All’approssimarsi delle festività natalizie, internet viene letteralmente preso d’assalto (soprattutto, com’è ovvio, in ambienti occultisti e neopagani) da immagini del dio Mitra accostato a Sol Invictus, che veniva appunto festeggiato in epoca tardoantica il 25 dicembre. Spesso e volentieri questa data viene indicata anche come “nascita” del dio, cosa che ha un preciso fondamento nel cosiddetto Calendario di Filocalo del 354 d.C., che in quel giorno nomina un “natalis Invicti” che veniva celebrato con 30 corse di carri nel Circo Massimo di Roma. La festa venne molto probabilmente istituita dall’imperatore Aureliano nel 274 d.C. a seguito della campagna palmirena, assieme ai ludi Solis che si tenevano invece dal 19 al 22 ottobre; l’ipotesi più probabile, è che il sovrano abbia voluto commemorare con quest’ultima festa la sua vittoria militare, mentre con quella di dicembre la fondazione del tempio di Sol Invictus.

L’accostamento di Mitra a questo dio è piuttosto complessa e difficilmente si potrebbe riassumere in un articolo; allo stesso modo, la cosiddetta “sostituzione” della festa solare con quella cristiana il 25 dicembre è una questione spinosa e oscura, tutt’altro che facile da dirimere e molto meno semplice di come appare. Se questi argomenti vi interessano, rimando al mio libro, nel quale vengono trattati approfonditamente; in questa sede vorrei piuttosto sfatare alcuni miti contemporanei, ovverosia le analogie tra Mitra e Gesù Cristo (molto in voga nel mondo occultista) e se davvero così tanti altri dèi sono nati il giorno di Natale, come ogni anno ci ricorda il celebre meme della tavola imbandita.

Dunque, quanto sono simili le figure di Mitra e Gesù?

Molto poco, in realtà. Se è vero che entrambi hanno avuto origine nel Vicino Oriente occupato dai Romani (in Cilicia il primo, in Giudea il secondo), e che entrambi i culti prevedevano la salvezza dell’anima, come molti altri a quel tempo, i personaggi in sé non hanno molto a che vedere. Basti pensare che, mentre di Gesù abbiamo, almeno per il I secolo, quattro agiografie (i Vangeli, ovviamente), della mitologia di Mitra non resta praticamente nulla, se non immagini su cui si possono fare mere ipotesi. Vediamo dunque, punto per punto, quelle che vengono popolarmente definite “similitudini”, e cosa c’è di vero.

Il primo ad accostare il mitraismo al cristianesimo fu Charles-François Dupuis, nel suo Origene de tous le cultes del 1794, in piena Rivoluzione Francese. Egli parte da una serie di analogie fornite dagli scrittori cristiani, per i quali i seguaci di Mitra facevano penitenza, avevano un rituale simile all’eucarestia, si segnavano la fronte e si ornavano con una corona come i martiri; inoltre, in Persia i sacerdoti di Mitra erano i magi, che nel Vangelo di Matteo giungevano ad adorare Cristo. Va da sé, però, che tutte queste analogie sono molto forzate: le “penitenze” erano in realtà prove di resistenza fisica a cui venivano sottoposti i neofiti per diventare mitraici, la cosiddetta “eucarestia” veniva fatta con pane e acqua con modalità a noi del tutto ignote, la fronte veniva marchiata non si sa come e con che forma (ma di certo non facendo un semplice gesto come il segno della croce), e la corona faceva anch’essa parte di un rito iniziatorio di rinuncia alla sovranità, che nulla aveva a che vedere col martirio. Va da sé, inoltre, che le testimonianze cristiane vengono prese dagli studiosi con le pinze, perché poco attendibili e basate per lo più su voci.

E i magi? In effetti, i sacerdoti persiani cultuavano Mitra assieme alle altre divinità dello zoroastrismo, ma anche in questo caso nulla c’entrano col Mitra romano. Dagli Anni ’70 a questa parte, infatti, gli studiosi sono concordi nel ritenere che i misteri mitraici ebbero origine in Cilicia o comunque nei territori dell’Asia Minore, e non fossero direttamente collegati al mondo persiano. Basti pensare che la stessa immagine del dio che uccide il toro non deve essere interpretata, come si faceva in passato, con una scena mitologica della creazione del mondo, ma come una mappa del cielo raffigurante le costellazioni passanti per l’equatore celeste all’equinozio di primavera dell’eone precedente (Toro, Cane Minore, Corvo, Idra, Scorpione e la stella Spica); l’immagine di “Mitra” altro non sarebbe che l’agglomerato di stelle che sta sopra al Toro, ovvero Perseo. Avventurarci in questo argomento sarebbe anche stavolta troppo complesso; basti comunque tenere presente che un’origine persiana del mitraismo romano è oggi escludibile.

Il Dupuis, comunque, non si ferma a queste presunte analogie, ma si spinge anche oltre nella sua tesi, volta a screditare il cristianesimo come derivante dagli antichi culti solari. Tuttavia, se prima si era appoggiato ad autori classici, pur di confermare la sua idea si mette a inventare di sana pianta altre analogie tra i due dèi. Scrive infatti: “Mitra, che nacque anche lui il 25 dicembre, come Cristo, morì come lui; aveva il suo sepolcro, sul quale vennero a piangere i suoi iniziati. I sacerdoti portarono la sua immagine, durante la notte, in un sepolcro che era stato preparato per lui; giaceva su una lettiga, come il fenicio Adone. Questo fasto, come quello del Venerdì Santo, era accompagnato da lamenti e gemiti de’ suoi sacerdoti; dedicavano un po’ di tempo a espressioni di finto dolore; accendevano la sacra fiaccola o il loro cero pasquale; ungevano l’immagine con crema o profumo…” E va da sé che nulla di tutto questo ha alcun fondamento né nella letteratura né nelle fonti archeologiche: Mitra, a quanto ci è noto, non muore né viene ritualmente pianto come Osiride o Adone; anche perché, ricordiamolo, non si tratta di un dio legato al mondo vegetale. Tutto questo va interpretato come un puro volo pindarico (e in malafede) del Dupuis stesso, che tuttavia influenzò molto la letteratura successiva prima che si iniziasse seriamente a studiare il mitraismo, a fine XIX secolo; oggi queste analogie vengono ripetute soprattutto negli scritti anticristiani di basso livello.

Anzi, in questi si può anche trovare l’affermazione per la quale Mitra sarebbe addirittura morto in croce, dopo aver celebrato un’ultima cena coi suoi dodici discepoli. Se ancora una volta l’uccisione del dio non ha alcun fondamento, men che meno attraverso il supplizio della croce, la faccenda degli apostoli è più vecchia, in quanto compare per la prima volta a opera del teosofo Godfrey Higgins nel suo Anacalypsis del 1836, che cita appunto il fatto che “Mitra aveva i suoi dodici discepoli”, senza giustificare l’affermazione in alcun modo. Ciò è stato variamente ripreso dalla letteratura occultista e neopagana volta a screditare o trovare analogie col cristianesimo, ad esempio nel 2001 da Timothy Freke e Peter Gandy nel loro The Jesus mysteries, e nel 2004 da Acharya S. in Sun of God, il tutto basandosi sul fatto che i dodici apostoli hanno lo stesso numero dei segni dello Zodiaco, con cui Mitra è a volte raffigurato. Da notare che i primi autori assegnano molti aspetti dell’agiografia di Cristo anche a Dioniso e Osiride, ancora una volta senza basi o attraverso speculazioni forzate.

Tornando un attimo ai magi, a volte viene detto che anche a Mitra vennero offerti oro, incenso e mirra: questa affermazione si deve principalmente a Thomas William Doane, nel suo Bible myths and their parallels in other religions del 1882, il quale a sua volta la traeva da testi precedenti di metà XIX secolo che tuttavia non parlavano nello specifico dei doni evangelici, ma semplicemente accostavano il dio ai sacerdoti zoroastriani. Anche in questo caso, quindi, non esiste alcun fondamento.

C’è poi chi ha detto che Mitra sarebbe nato da una vergine, ma ciò non ha riscontro nella letteratura antica, e le uniche immagini che abbiamo del dio che nasce lo vedono fuoriuscire da una roccia con in mano una fiaccola e una spada (o due fiaccole). Piuttosto, già gli scrittori cristiani trovavano analogie tra la grotta di Betlemme e la roccia in questione, ma è bene ricordare che nei testi cristiani più antichi (i Vangeli canonici) non viene mai nominata una grotta (al massimo una mangiatoia in Luca e una casa in Matteo); inoltre, va da sé, una caverna non può certo essere equiparata a una pietra. Sul perché Mitra nasca in questo modo è difficile fare ipotesi: l’Ulansey pensa possa essere un riferimento al mito di Perseo, concepito in un luogo sotterraneo dalla madre Danae, imprigionata dal padre.

Di recente si sono fatte strada altre similitudini, sempre da parte della propaganda anticristiana: ecco dunque che Mitra viene chiamato “il Messia” (termine ebraico che nulla c’entra col suo culto, e che deve riferirsi a un essere umano che viene “unto dal Signore”) o “il Buon Pastore”. A questo proposito, si dice anche che uno degli animali simbolo di Mitra sia l’agnello, come per Gesù, ma va da sé che nelle immagini del mitraismo non compare, come visto, niente del genere (se non l’Ariete, ma sempre assieme a tutte le altre costellazioni dello Zodiaco).

Come visto, dunque, molte delle affermazioni che si fanno sul mitraismo come antesignano o ispiratore del cristianesimo sono false, elucubrazioni di personaggi con un preciso intento politico o religioso a cui creare una base, purtroppo senza fondamenta costituite da fonti certe. È anzi probabile che questo genere di speculazioni si accrescerà sempre più nel corso del tempo.

Ma dunque, chi nasce davvero il 25 dicembre?

Ovviamente, come detto, Mitra e Gesù, ma in generale tutte le divinità con connotati solari adorate nei territori dell’Impero Romano, soprattutto nella parte orientale. Questo dipendeva dal fatto che quando venne creato il calendario giuliano, su base solare, Sosigene di Alessandria volle collocare solstizi ed equinozi a una data fissa anziché variabile (come sarebbe invece stato astronomicamente corretto); questo può sembrare strano, ma ricordiamoci che oggi anche molti neopagani festeggiano questi eventi in una data fissa (il 21) senza tenere conto di quando realmente avviene l’evento. Dunque, il solstizio d’inverno venne posizionato il 25 dicembre.

È allora corretto dire che anche gli dèi egizi con attributi solari potevano nascere in quella data: Macrobio menziona ad esempio Osiride (Sat. I 18, 10), ma grazie a Plutarco sappiamo che anche Horus/Arpocrate vi veniva collegato (Is. et Os. 65B-C). Ciò però non significa che sia sempre stato così: è ovvio che prima dell’avvento del calendario giuliano, questi dèi potevano avere feste diverse, soprattutto considerata l’enorme estensione temporale della storia egizia. Il tutto va contestualizzato nella speculazione filosofica dell’epoca, per la quale il Sole era la massima espressione della divinità e del bene ultraterreno, e dunque molti dèi venivano associati a esso e, di conseguenza, ai suoi moti.

Una parentesi riguardo a Horus mi sembra doverosa: anche lui, come Mitra, è stato bersaglio di false attribuzioni per sovrapporlo a Cristo, affibbiandogli tratti che nulla c’entrano col suo culto e col suo mito. Per fare alcuni esempi, il dio egizio sarebbe stato battezzato da Anubi (sic!), sarebbe morto in croce e risorto il terzo giorno. Va da sé che chiunque abbia mai sentito o letto il mito di Horus sa perfettamente che nulla di tutto ciò corrisponde al vero, anche solo per il fatto che né il battesimo né la crocifissione erano pratiche dell’Egitto antico.

Diversamente, gli dèi della vegetazione del mondo semitico (ad esempio Adone, Attis e Tammuz) hanno subìto l’influenza dei culti solari solo latamente: è vero che Marziano Capella associa anche i primi due al Sole (II 185-193), ma assieme a molti altri dèi, per l’appunto; piuttosto, le loro feste avevano luogo in primavera, come più conveniente per delle divinità legate alle piante. Per fare un esempio, la maggior celebrazione di Attis (assieme alla sposa Cibele) si teneva dal 24 al 27 marzo, includendo in essa per l’appunto l’equinozio di primavera, che era stato fissato al 25 di quel mese.

Ci sono poi Dioniso, Eracle ed Ermes. L’antica Grecia non aveva un calendario unico, ma ogni regione ne possedeva uno proprio, come prevedibile in una terra di città-stato: ad esempio, il calendario dell’Attica era composto da dodici mesi lunari, e ogni due anni si aggiungeva un mese, creando un anno di 13 mesi per compensare lo sfalsamento con le stagioni (alternando due anni di 354 giorni a uno di 384). I “compleanni” degli dèi non venivano però festeggiati una volta all’anno, bensì ogni mese; inoltre, essendo il calendario lunare, se le festa di Eracle fosse ad esempio caduta per puro caso nel giorno equivalente al nostro 25 dicembre, l’anno seguente sarebbe stata in un giorno diverso. A volte nel contesto “natalizio” si cita anche Prometeo, ma va detto che il culto di questo dio è pochissimo attestato in Grecia, e non abbiamo alcuna data di riferimento.

Passando all’Oriente, la nascita del profeta Zarathustra o Zoroastro viene fatto coincidere dai Parsi con il Capodanno religioso, il quale cade in un dato momento molto variabile (il 20 marzo per il 2025); è interessante il fatto che il loro calendario non consideri gli anni bisestili, e dunque la data tende ad avanzare di un giorno ogni quattro anni. Parimenti, anche Buddha ha una data di compleanno variabile, che certamente non è il 25 dicembre: egli viene piuttosto festeggiato basandosi sui calendari lunisolari dei vari Paesi, nel periodo primaverile, compreso tra aprile e giugno. In Cina, Vietnam e Filippine la data corrisponde all’ottavo giorno del quarto mese del calendario cinese (il 5 maggio per il 2025), mentre in Giappone è stata fissata all’8 aprile; invece, nella maggior parte del Sud-Est Asiatico, nel Subcontinente Indiano e in Mongolia essa avviene in concomitanza della luna piena del mese di Vaishakha (il 12 maggio per il 2025). Krishna, infine, nasce tradizionalmente l’ottavo giorno del mese di Bhadrapada, ovvero tra agosto e settembre (il 30 agosto per il 2025).

Come visto, dunque, la nascita in concomitanza con quello che in epoca imperiale romana era il solstizio d’inverno (ovvero il 25 dicembre) si applica unicamente a divinità legate al sole e specifiche di quel contesto.

 

Bibliografia

- Burkert W., La religione greca di epoca arcaica e classica, Jaca Book, Como, 2003.

- Ghirimoldi M., Il culto solare in età tardoantica, Amazon, 2022.

- Pearse R., Mithras and Jesus, su roger-pearse.com

- Salzman M. R., On Roman time. The codex-calendar of 354 and the rhythms of urban life in Late Antiquity, Oxford, 1992.

- Stausberg M., Zarthustra e lo zoroastrismo, Carocci, Urbino, 2013.

- Ulansey D., I misteri di Mithra. Cosmologia e salvazione nel mondo antico, Mediterranee, Roma, 2001.


martedì 7 gennaio 2025

Priapo in astrologia

 

Se Lilith è definita come l’apogeo della Luna, il punto più distante sulla sua orbita ellittica dalla Terra, allora Priapo è astronomicamente opposto, ovvero il perigeo o il punto più vicino alla Terra; essi formano dunque un asse e sono entrambi punti sensibili nell’oroscopo.
Priapo rappresenta il nostro bisogno profondamente umano di unione, intimità e soddisfazione appagante; è una forza creativa, vitale e promettente, ma che spesso parte da istinti repressi e comportamenti disfunzionali. Ancora poco studiato dallastrologia contemporanea, secondo la Wachter questo punto funziona come valvola che può aiutare a sfogare lenergia repressa di Lilith stessa.
Priapo, esattamente come Lilith, compie il giro dello Zodiaco in 8 anni e 10 mesi, fermandosi circa 9 mesi in ogni segno (e circa 9 giorni in ogni grado); tuttavia, l’intervallo di fluttuazione tra diretto e retrogrado di questo punto sensibile è molto ampio, raggiungendo i 40 gradi, e muovendosi così spesso avanti e indietro tra i segni. A differenza dei Nodi Lunari, poi, l’asse di esatta opposizione tra Lilith e Priapo (absidi lunari) è tale solo ogni 3,5 mesi (quando uno dei due è congiunto o quadrato al Sole), formando dunque in genere un asse piuttosto storto.
Il nome attribuito a questo punto deriva dal dio Priapo, signore della fertilità e protettore di orti e giardini, in genere rappresentato con un grande fallo.


I Casa: In questa posizione, l’individuo è molto combattivo e pieno di energie, tanto da avere difficoltà a gestirle: vuole essere il primo ovunque, spingersi sempre avanti, è incapace di aspettare e ha la tendenza a sopraffare le altre persone, come anche a farsi trasportare dalla rabbia e dal risentimento; ciò può derivare dal fatto che, di fondo, si senta facilmente attaccabile. Occorrerebbe piuttosto percepire, prendere e difendere ciò che vuole e di cui ha realmente bisogno.
Questo si può manifestare a livello sportivo e agonistico, visto l’eccessivo bisogno di attività fisica e il desiderio di competizione: la mente è spenta, gli esercizi vengono eseguiti in maniera esibizionistica (ciò non è un male solo nel caso in cui ci si diverta coscientemente nel farlo), e si ha la tendenza a sopravvalutare i propri punti di forza (quest’ultima cosa, in realtà, non soltanto in ambito fisico).
Questi soggetti sono spesso sotto pressione sessuale e vogliono scaricarla il più rapidamente possibile; nel peggiore dei casi, quando non sono in grado di controllarsi, i loro impulsi aggressivi e travolgenti possono portare al machismo, all’eiaculazione precoce, alla sopraffazione dell’altro o alla violenza sessuale. Qualora questi impulsi vengano invece ben direzionati, la sessualità viene vissuta in maniera appagante e voluttuosa, ma occorrerebbe essere sempre meno selettivi nella scelta del partner.
Un transito di Priapo in I Casa porta un incremento della fertilità e la sperimentazione di picchi sessuali; il soggetto vive inoltre un momento fruttuoso e creativo, ma ha bisogno di qualcosa di nuovo che lo motivi.
 
II Casa: Il soggetto ha la tendenza a godersi la vita, ma lo fa in maniera eccessiva: ha un forte desiderio di stimoli sensuali, di divertirsi, di mangiare e bere in maniera eccessiva, fino a provare invidia per gli altri che hanno più di lui, o avidità nel voler provare ogni cosa. I suoi valori sono spesso materialisti, e la possessività è una delle sue caratteristiche: non è inusuale che ecceda con le compere, che cerchi di accaparrarsi quanto più possibile, e che difenda strenuamente ciò che considera suo. Questo suo bisogno di sicurezza tangibile lo porta a eccessi di autostima (spesso solo di facciata) e a puntare molto sul proprio aspetto fisico.
In fondo, il suo è un desiderio di stabilità, affidabilità e abitudini fisse (anche sessuali), ma dovrebbe imparare a non consumare e assimilare tutto indistintamente, in maniera quasi bulimica, riconoscendo invece di avere abbastanza cose materiali, dando al godimento un posto appropriato nel giusto ambito e nel giusto momento. Dovrebbe imparare a trovare appagamento nella sessualità e a godere del suo corpo in maniera più serena: questo di certo ne incrementerebbe l’autostima positiva, e renderebbe la persona più coinvolgente nei confronti degli altri, espandendo il proprio spazio.
 
III Casa: Il soggetto è spesso sovraeccitato e sovrastimolato, tanto da annoiarsi facilmente e riempire questo vuoto con la comunicazione: chiacchiere, messaggi insistenti, curiosità invadente, e così via; questo suo perdersi in un torrente comunicativo gli impedisce ad esempio di saper mantenere dei segreti, e di contro ha la tendenza a sopraffare gli altri nelle conversazioni, o accettare soltanto l’applicazione delle proprie idee. Le sue capacità comunicative e la sua ricerca della conoscenza sono eccellenti, certo, ma mal direzionate.
Spesso ciò che si figura avviene solo nella sua testa, tanto che si fa dei veri e propri film, anche per quanto riguarda i pensieri erotici, che possono diventare soverchianti; l’erotismo verbale è ovviamente una costante.
Dovrebbe cercare di appagare la sua sete di sapere seguendo un percorso più indagatore, intraprendente e che conti sulla propria ispirazione e sul pensiero creativo: la conoscenza può diventare a quel punto una risorsa nutriente, sostenuta dalla voglia di comunicare (magari anche direttamente all’inconscio, piuttosto che in superficie) e dall’avere sempre nuove idee (le quali possono manifestarsi anche attraverso viaggi brevi). A quel punto, esercitandosi in questo, inizierà a provare gioia nel condividere ciò che sa, e diventerà in grado di affrontare anche argomenti tabù. I contatti con fratelli e vicini sono buoni e appaganti.
 
IV Casa: Il soggetto può provare in genere una serie di desideri legati all’infanzia, alla madre, alla casa natale e alla patria, come anche al proprio retaggio familiare (ad esempio gli antenati); se questi sono eccessivi, diventa difficile staccarsi dal nucleo familiare o dall’abitazione d’origine. Questo può manifestarsi, in senso generico, anche con un eccessivo bisogno di vicinanza alle altre persone, fino a rendere ciò una dipendenza, tanto da essere iperprotettivo e fare da “madre non richiesta” (e troppo zelante) ad altri, spingendoli ad adottare il ruolo di bambini. Altra manifestazione di questo scompenso può essere una sessualità di tipo abusivo (nello specifico, potrebbe avere una fissazione per il seno, come ad esempio il volerlo succhiare).
La persona è spesso eccessivamente sensibile e vulnerabile, preda di emozioni travolgenti ed esplosioni emotive; per tale ragione, non è raro che si offenda facilmente, o che sia spesso di malumore. In genere, viene sopraffatta dai suoi stessi istinti, e può avere tendenze infantili che richiedono ci si prenda cura di lei; se queste pulsioni vengono ben direzionate, tuttavia, possono diventare un ottimo nutrimento per il fanciullo interiore, senza che questo imponga agli altri di prendersene cura.
In queste persone esiste spesso un forte desiderio di trovare una casa e stabilircisi, creando un focolare sicuro e un nido accogliente, dove possono essere loro stessi.
 
V Casa: Il soggetto ha una natura istintiva estremamente forte, e questo può portarlo a un eccessivo bisogno sessuale (e di conseguenza al completo esaurimento sessuale): i suoi rapporti intimi sono spesso di basso livello, poco consistenti, più improntati ad assumere un ruolo di autorità all’interno del rapporto (a volte identificandosi nella figura paterna o sfociando nel machismo), riducendo gli altri a “schiavi sessuali” e sprecando il proprio potenziale creativo in questo ambito. A questo si può aggiungere il desiderio di essere costantemente ammirati e al centro dell’attenzione, concentrandosi sul soddisfacimento dei propri bisogni: questo sfocia in un orgoglio sfrenato, un’eccessiva sopravvalutazione della propria grandezza e nel desiderio di primeggiare; il bisogno di troppo tempo libero può essere un’altra costante di queste persone.
Il rapporto con la figura paterna può, come accennato, essere conflittuale.
La persona dovrebbe sviluppare più fiducia in sé stesso (visto che molti di questi istinti derivano da insicurezze) per vivere appieno e realizzarsi: in questo modo non solo ne sarà rinvigorita la sessualità (che risulterà più coinvolgente e trasgressiva), ma anche gli hobby, gli interessi e in generale il potenziale creativo (oltre a quello, non secondario, di avere figli). Questi soggetti possono infatti, potenzialmente, irradiare una grande gioia di vivere e riempire d’amore la propria esistenza.
 
VI Casa: Il soggetto presenta, in senso generale, un’eccessiva necessità di controllo: sopprime i suoi lati più istintivi, ricerca spasmodicamente la perfezione, critica ogni cosa, è ossessivamente preciso, vuole fare troppo in una volta sola e ha un atteggiamento eccessivamente razionale. Tutto questo gli risulta comunque disfunzionale, perché il risultato è che si lascia sopraffare da paure e compulsioni (non raramente è ipocondriaco), dal tedio del lavoro quotidiano e dall’obbligo di conformarsi.
Per ovviare a tutto questo, la persona dovrebbe sviluppare un rapporto migliore con la vita di tutti i giorni, divenendo in grado di integrare desideri e bisogni nel quotidiano (ad esempio sviluppando attività manuali o dando spazio ai desideri sessuali accanto agli obblighi); un lavoro che piaccia può sicuramente essere di grande aiuto in questo. Occorrerebbe imparare ad affrontare le proprie paure e compulsioni (non ultime quelle sulla salute) di modo da poter affrontare la vita con più passione e gioia, senza diventare schiavi della routine.
 
VII Casa: In questo soggetto alberga un eccessivo bisogno di cose belle e uno spasmodico desiderio di armonia: questo porta, ad esempio, a un grande utilizzo della pornografia, una fin troppo accurata selezione dei partner sessuali e in generale a proiezioni eccessive in questo ambito. Negli incontri intimi ha la tendenza a perdersi, provando travolgenti stati d’infatuazione e scordando la capacità di mantenere le distanze; ciò è aiutato anche dal fatto che, in genere, queste persone sono individui di una certa bellezza, o per lo meno con una potente aura erotica (non è nemmeno raro che apprezzino il nudismo). In barba alla ricerca di armonia, nelle relazioni hanno una schiacciante tendenza a “prendere” piuttosto che a “dare”.
Dovrebbero cercare di non cedere a queste proiezioni, identificando i bisogni comuni nella coppia stessa piuttosto che solo con loro, trovando una sessualità appagante con chi si sono scelti. Una grande voglia di giustizia, il fare cose belle in modo creativo e la voglia di seguire moda, arte e cultura sono tutti fattori che possono migliorare il loro rapporto con gli altri, oltre ovviamente al mantenere un equilibrio tra il “prendere” e il “dare” nelle relazioni. Dovrebbero sempre riempire la partnership con nuova vita, anziché perdersi nella ricerca di qualcosa di nuovo e impossibilmente perfetto, condividendo esperienze piacevoli. Queste persone possono anche avere un potenziale terapeutico sessuale.
 
VIII Casa: Queste persone si lasciano spesso travolgere dall’inconscio, agendo inconsapevolmente per evocare crisi e drammi, e in generale ciò che è stato represso, ma senza una reale soddisfazione: le passioni sfuggono al loro controllo, cedono agli impulsi senza troppo pensare e soddisfacendo le proprie esigenze senza troppi compromessi. Non è raro che si tratti di individui avidi di potere, e che ricercano condizioni estreme di ogni tipo, particolarmente in ambito sessuale (ad esempio attraverso il sadismo e il masochismo, e più in generale rompendo i tabù); sempre in questo ambito possono provare un forte desiderio di dominanza o di sottomissione, e ciò gli è anche facilitato perché spesso hanno un grande potere erotico. Possono anche provare una morbosa attrazione per il rischio e per la morte, che ricercano inconsciamente (nei casi più estremi possono addirittura manifestarsi perversioni come il cannibalismo). Tutto questo è dovuto spesso a un senso di schiacciante impotenza, a cui cercano in qualche modo di ovviare.
Dovrebbero cercare di convivere più serenamente con le loro “ombre”, godendo della sessualità in modo spontaneo e piacevole senza scivolare in qualche “abisso” (pur provando cose proibite e stimolanti); in essi alberga un forte desiderio di trasformazione che può essere ottenuto tramite più sane esperienze intensive che possano consentire questo cambiamento, senza abusare del proprio potere sessuale.
 
IX Casa: L’individuo è una persona sostanzialmente avida, non di denaro, ma di conoscenze: vuole sapere e sperimentare sempre di più, viaggiare senza limiti (col corpo o con la mente), crescere oltre l’immaginabile, cercare sempre nuovi punti salienti, santificando questo stesso desiderio di eccesso: “Più in alto, più grande, più lontano, più veloce!” Può trattarsi di una persona con tendenze maniacali e addirittura missionarie, che in genere vede solo il buono nelle cose e, a causa di questo puro ottimismo, finisce per trascurare eventuali ostacoli. Ha una grande euforia quando si cimenta in un progetto, tende sempre a esagerare e a eccedere (sia nelle celebrazioni che nella sessualità); questo può deviare in una moralità molto poco accentuata.
La sete di conoscenza non è di per sé un male, anzi, ampliare i propri orizzonti e crescere oltre le proprie aspettative sono ottimi propositi; dovrebbe però meglio indirizzare il suo entusiasmo, in maniera meno egoista, affrontando con esso grandi obiettivi, fino a rendere possibile l’impossibile. La sua felicità potrebbe derivare dal diventare un maestro per gli altri e, tramite ciò, renderli felici, oppure darsi alla spiritualità o al sacerdozio, ma sempre con animo ottimista per poter raggiungere la propria, di felicità.
 
X Casa: L’individuo prova un desiderio travolgente di ordine e struttura, tanto da essere spesso deferente verso l’autorità superiore (politica o spirituale che sia), e arrivando addirittura a idolatrarla; questo cela spesso il desiderio di diventare egli stesso parte integrante di quell’autorità. Ciò spesso non è disgiunto da quello di raggiungere rapidamente il successo professionale, dovuto a sua volta da una irrefrenabile pulsione di riconoscimento: ciò lo può portare, ad esempio, ad assumersi responsabilità eccessive e una ferrea autodisciplina, sempre provando una costante paura del fallimento.
La sua illimitata ambizione, che cela una grande insicurezza di fondo, lo porta a uno spasmodico desiderio di avere e, proprio per questo, a essere incredibilmente duro con sé stesso: si consente il piacere solo a determinate condizioni, ha spesso tendenze sadiche e masochiste, e può praticare autopunizione o volontaria rinuncia del piacere, trovando la cosa stimolante. Può anche avere una predilezione per la narrativa orrorifica.
Questo individuo dovrebbe diventare in grado di sviluppare ambizione creativa, estrema pazienza e grande perseveranza, sopportando bene le battute d’arresto senza che diventino ostacoli insormontabili. Grande autodisciplina, capacità di assumersi molte responsabilità e sano desiderio di prestazione, superando i confini autoimposti, possono effettivamente favorire la carriera, nonché appagare il desiderio di vita ordinata e strutturata, ma sempre senza perdere di vista i propri obiettivi. Questo può indurre la persona a non accontentarsi di ciò che trova, ma ricercare la giusta sede professionale, in modo che la sua “chiamata” possa effettivamente essere appagante, e magari fare la differenza a livello sociale, secondo le sue proprie regole, e non per puro desiderio di potere o appartenenza.
 
XI Casa: In queste persone alberga un eccessivo bisogno di libertà e di autodeterminazione, e un desiderio travolgente di esprimerla: questo si manifesta non solo dalla voglia di rompere con regole e strutture vecchie e superate, ma anche con la ricerca di un radicale rinnovamento e di novità. Il tutto è spesso contornato da un bisogno di solitudine per così dire altalenante: prima un eccessivo desiderio di autonomia, poi di stretta vicinanza, poi di nuovo di autonomia, e nei casi più difficili tutto può cambiare dall’oggi al domani.
Estremi sostenitori di una rivoluzione sessuale, questi individui hanno tendenze sessuali spesso insolite e che rompono i tabù; non hanno necessità di un partner sessuale fisso, perché amano quest’attività per il divertimento e il godimento in sé, a volte per soddisfare un eccessivo bisogno di sfogo in questo ambito. Il desiderio di sesso di gruppo non è raro.
Queste persone dovrebbero meglio identificare i propri bisogni erotici per viverli appieno, godendo della libertà che tanto agognano, esprimendo (in essa, ma anche altrove) la propria individualità. Più in generale, dovrebbero provare a essere più disposti a sperimentare, a essere più aperti al futuro e al cambiamento, rinnovandosi e reinventandosi quando necessario. Esse hanno bisogno delle loro intime contraddizioni, che devono però imparare a gestire: può essere utile per loro riflettere sui punti salienti della propria esistenza, regalarsi qualcosa di insolito, trovare amici e gruppi di persone costruttivi, e in generale appagare il desiderio di cose nuove e sconosciute. Non è raro, in una relazione, che mantengano consapevolmente le distanze dal partner per aumentarne l’attrazione.
 
XII Casa: In queste persone albergano dei desideri travolgenti che spesso vengono mal direzionati: si esauriscono completamente dal punto di vista artistico, fanno esperienze spirituali che le inducono ad “abbandonare le cose del mondo”, si lasciano sviare dalle proprie capacità medianiche, si lanciano nella ricerca della “fonte originaria di tutte le cose”, o più semplicemente si perdono in qualche dipendenza (ad esempio alcol, droghe, gioco e così via), nei sogni e nella fantasticheria. In genere desiderano una schiacciante dissoluzione dei confini, ed esprimono segretamente il loro erotismo, perdendosi nell’ebbrezza sessuale, e in tendenze esibizioniste e nudiste, o in eccessi sessuali di gruppo. Non è raro che si facciano sopraffare dalle bugie, non percependo né vedendo i propri reali desideri; non amano essere notati.
Dovrebbero imparare a usare la loro fantasia e il loro estro in maniera più concreta (ad esempio tramite l’arte), e magari le loro capacità medianiche in modo professionale, divenendo così più capaci di integrare le loro travolgenti esperienze spirituali nella vita di tutti i giorni e farne tesoro. La sessualità e l’arte andrebbero ricercate in maniera più consapevole, magari sfruttandone il potere curativo e di fusione con l’altro, divenendo in grado di vivere e godersi il momento, cedendo al piacere e trasformando i sogni in realtà. Un più consapevole approccio alla spiritualità (tramite la trance o la preghiera) potrebbe portarli a sentirsi davvero un tutt’uno con l’universo (soprattutto quando Priapo transita in XII Casa). Infine, potrebbero davvero appagare il loro desiderio di pace e ritiro, imparando però a fare solo sacrifici volontari e necessari, divenendo capaci di arrendersi quando la situazione lo richiede, senza spingersi oltre limiti inutili.


A: vedi I Casa.
 
B: vedi II Casa.
 
C: vedi III Casa.
 
D: vedi IV Casa.
 
E: vedi V Casa.
 
F: vedi VI Casa.
 
G: vedi VII Casa.
 
H: vedi VIII Casa.
 
I: vedi IX Casa.
 
J: vedi X Casa.
 
K: vedi XI Casa.
 
L: vedi XII Casa.
 
 
Q: vedi V Casa.
 
R: vedi IV Casa.
 
S: vedi III Casa e VI Casa.
 
T: vedi II Casa e VII Casa.
 
U: vedi I Casa.
 
V: vedi IX Casa.
 
W: vedi X Casa.
 
q: In questo soggetto l’accesso al piacere, al sesso, al potenziale creativo o al desiderio è limitato o bloccato, e non è raro che venga sopraffatto da sentimenti travolgenti legati a vecchie ferite o da blocchi emotivi. Spesso prova un senso di solitudine, sentendosi escluso, anche se non è raro che sia egli stesso a isolarsi, lasciandosi sopraffare dal dolore, e a volte provando il desiderio di infliggerselo consapevolmente (in maniera fisica o psicologica). Non è altresì raro che queste persone aspirino in qualche modo all’immortalità.
Il soggetto dovrebbe imparare a trarre forza da queste sue ferite, scoprendo l’accesso al potere di guarigione insito in lui: un aiuto esterno è auspicabile (psicoterapia, medicina e così via, a seconda del problema), ma l’importante è imparare ad affrontare saggiamente i propri impulsi e il profondo dolore interiore. Una volta guarito, potrebbe egli stesso diventare una figura guaritrice in senso lato (psicologico, magico, medico e via dicendo), divenendo di supporto ad altre persone: in questo caso si tratta spesso di figure che operano in maniera creativa e stimolante.
 
X: vedi XI Casa.
 
Y: vedi XII Casa.
 
_: vedi VIII Casa.
 
l: Queste persone si lasciano spesso sopraffare dalle abbuffate, ingoiando avidamente il cibo, in maniera quasi bulimica, completamente incapaci di lasciar andare le tendenze istintive più travolgenti; prediligono in genere alimenti appetitosi e carnosi, che appaghino in qualche modo i sensi (molto salati, dolci o piccanti), e non è raro che abbiano problemi di peso. È possibile che ciò sia in qualche modo collegato a metodi genitoriali duri sperimentati durante l’infanzia.
Per ovviare a ciò, dovrebbero continuare sì a coltivare l’amore per il cibo, ma con passione, gioia e creatività, utilizzando queste pulsioni come risorsa personale, ad esempio promuovendo la creatività, il design e un’espressione piacevole nell’istruzione alimentare; può essere utile dedicarsi all’allevamento di animali domestici, nonché sviluppare una sessualità nutriente, imparando a contenere gli eccessi.
 
m: Queste persone sono “divise tra testa e pancia”, ovvero sperimentano un certo conflitto tra intelletto e pulsioni: fasi in cui predomina la logica si alternano ad altre di puro desiderio istintivo. La sessualità è spesso bloccata, e possono sperimentare difficoltà nella “devozione femminile”.
Sarebbe necessario sublimare la spinta aggressiva in una lotta per una causa buona e giusta, o in qualche altro modo appropriato, tenendo sotto controllo quegli impulsi che sfuggono alla propria razionalità (soprattutto quelli aggressivi e distruttivi), senza però reprimerli del tutto. Inoltre, adottare un’adeguata espressione sessuale può dare un buon impulso anche alla propria vita intellettuale.
 
n: In queste persone le pulsioni giocano un ruolo dominante nelle relazioni, e non in senso positivo: la gelosia può diventare opprimente in caso di infedeltà del partner, che a sua volta può essere visto come un mero oggetto di piacere, tanto da rasentare l’abusività nella relazione. Di solito il soggetto vuole raggiungere rapidamente il climax sessuale, scaricandosi alla svelta, e prendendosi poco tempo per la vera intimità e per le tenerezze di coppia, cosa che ovviamente compromette l’armonia della stessa.
Una partnership dovrebbe non solo essere sessualmente appagante, ma anche armoniosa, con entrambi i componenti che condividendo esperienze di piacere, e sono creativi assieme (magari anche in senso genitoriale). Questo può certamente portare al soddisfacimento di bisogni e desideri nelle relazioni.
 
o: In queste persone esiste un conflitto tra tendenze sessuali estreme: da un lato l’astinenza, dall’altro bisogni travolgenti e promiscui, la qual cosa può a sua volta derivare da un blocco sessuale pregresso. Si sentono spesso insoddisfatte dalle prestazioni in questo campo (sia proprie che altrui), e questa spinta può interferire con l’esercizio dei propri doveri spirituali.
Occorrerebbe in qualche modo integrare la sessualità nel proprio credo, se non proprio santificandola, per lo meno fare in modo che rientri nel proprio apparato spirituale, coltivandola così adeguatamente secondo le proprie regole. Questo può essere fatto solo affrontando con attenzione i propri desideri e imparando a controllare i propri impulsi, magari alternando fasi in cui si alimenta quel lussurioso “fuoco interiore” a momenti di riposo e rigenerazione, ma senza che questo causi costrizione e sofferenza.
 
z: Questi soggetti hanno la tendenza a sopprimere gli impulsi istintivi o a mettere in atto immediatamente i desideri senza filtro, alternando dunque una freddezza calcolatrice a impulsi travolgenti (e inconsci); se dunque appaiono come molto distanti e controllati, è semplicemente perché cercano di controllare e reprimere queste emozioni, negando a loro stessi i propri desideri (e provando sentimenti di rifiuto). Ciò può derivare, ad esempio, dalla repressione di grandi traumi familiari, dalla paura di provare piacere e da uno schiacciante bisogno di autonomia, emancipazione e potere personale (che può portare, ad esempio, alla rottura radicale di una relazione ma anche al conseguente rifiuto di una riconciliazione, seppur possibile). Questi impulsi sono radicalizzati e spesso distruttivi, e non è raro che queste persone si dedichino all’occultismo più oscuro e al confronto con la propria “ombra femminile”.
Bisogna che prendano il controllo di questi loro desideri incontrollati, divenendo in grado di incanalare bene le emozioni travolgenti e indirizzarle verso il raggiungimento di un obiettivo, piuttosto che reprimerle o sfogarle in maniera inopportuna. Una gestione consapevole delle proprie forze interiori e del loro possibile rilascio può aiutare a realizzare l’autonomia, ad esempio esperendo adeguate vicinanze e distanze nelle relazioni, o adottando una sessualità paritaria e appagante, sperimentando cose nuove, o decidendo che si è in grado di vivere da soli; non è insolito, in questo caso, sperimentare esperienze psicologiche ottimali. Sarà necessario accettare che il maschile e il femminile selvaggio vivono dentro ognuno di noi, conciliando le idee patriarcali e matriarcali in maniera soddisfacente.
Va precisato che gli aspetti tra Priapo e Lilith non vengono mai a formarsi nelle carte natali, ma solo nei transiti.

BIBLIOGRAFIA
- Jürgen Kraft, Priapus. Unser triebhaftes Begehren im Horoskop, 2023.
- www.astro.com/astrowiki