giovedì 10 novembre 2016

Storia della Magia 06 - La magia nel Rinascimento



L’ASTROLOGIA

Il sistema tolemaico, coi sette pianeti e lo Zodiaco.

Sviluppatasi sin dagli albori dell’umanità in Mesopotamia, l’astrologia, ovvero lo studio dei corpi celesti, si divide ancora oggi in tre branche funzionali: l’astrologia individuale o genetlialogia, per la quale dalla posizione degli astri al momento della nascita (o dell’anniversario della nascita) di una persona si desume come i corpi celesti influiscano sul suo carattere e sul suo destino (e ci si può regolare di conseguenza per matrimoni, carriera e altro); l’astrologia catarchica, che può essere usata per le “interrogazioni”, cioè per sapere, in base al momento stabilito per un viaggio, un matrimonio o una battaglia, quale sarà l’esito, ma può viceversa essere usata per sapere, riguardo un’azione, qual è il momento propizio per iniziarla; infine, l’astrologia mondana o universale, che prevede gli avvenimenti collettivi, sia in rapporto alle condizioni atmosferiche che alle comunità umane. La funzione degli astrologi nelle corti medievali e rinascimentali, dunque, sembra fosse di accertare il “quando”, piuttosto che il “cosa” o il “se”, e dunque essi avevano l’incarico di indicare il momento più propizio per gli atti importanti. Non solo: l’astrologia era anche utile in medicina (iatromatematica), poiché ogni parte del corpo era presieduta da un pianeta o da una costellazione, e dunque occorreva tenerne conto durante le operazioni (non a caso nelle università l’astrologia era una delle materie di studio). Tuttavia, esattamente come nella Roma imperiale, anche nel Medioevo predire la morte di un principe era una faccenda rischiosa, ai limiti del tradimento.
Il più grande astrologo del mondo antico fu Tolomeo (100-175), la cui opera, il Tetrabiblos, divenne il manuale di tutte le generazioni di astrologi delle epoche successive: in essa, basata ovviamente sul sistema geocentrico, l’autore parlò diffusamente di tutte le caratteristiche dei vari pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Luna, Sole e Saturno), che si muovevano nel cielo a diverse velocità ma sostanzialmente allo stesso modo, e dello Zodiaco, le cui dodici case si muovevano con progressione regolare. Quale però fosse l’influenza che tutti questi corpi celesti esercitassero sulla vita umana fu sempre una questione controversa per gli astrologi post-tolemaici: di base, la potenza dell’influsso dipendeva in parte dalla posizione dell’astro in cielo, e conoscendone anche l’identità si poteva misurare l’intensità dell’influsso, mentre il carattere dell’influsso stesso era insito nell’astro, indipendentemente dalla sua posizione (la Luna presiede alla follia, Venere alla sensualità, e via dicendo). Muovendosi nel cielo, un pianeta passa successivamente per tutte le dodici case dello Zodiaco, dunque dalla prima dipende la personalità, dalla seconda la fortuna, eccetera: ciò vale soprattutto per gli oroscopi dei nascituri, in quanto il bambino appena uscito dal grembo materno sarebbe ancora tenero e malleabile, e dunque particolarmente sensibile all’influenza dei corpi celesti (il segno zodiacale principale dipende invece dalla posizione del Sole, in quanto esso passa da una casa all’altra ogni mese, sebbene in astrologia esso sia soltanto uno dei numerosi fattori da considerare nel fare una previsione).
Osteggiata sin dal principio da autori cristiani come Agostino di Ippona e Isidoro di Siviglia, i quali non ritenevano sensato che gli astri potessero influire sull’anima, nel Basso Medioevo e nel Rinascimento si ammetteva comunemente che gli astri influissero sul corpo umano e sul clima, e non c’erano obiezioni sull’applicazione dei principi astrologici in medicina o meteorologia. Se da un lato taluni membri del clero obiettavano che gli astri non potessero avere un’anima intelligente se non essendo angeli e demoni (e gli angeli non avrebbero potuto far nascere una persona ladra o assassina), gli astrologi ribattevano che il loro studio non era religioso, ma scientifico, e che le stelle non erano la causa, ma solo il segno degli eventi futuri (si potevano dunque prevedere tendenze generali, ma non singoli eventi casuali, e l’uomo poteva comunque vincere l’influsso astrale grazie al libero arbitrio). Ovviamente esistevano anche posizioni più estremiste, che vedevano nell’astrologia il sapere supremo per conoscere ogni cosa, ma erano minoritarie.
Nel Rinascimento diversi maghi e filosofi svilupparono i concetti dell’astrologia, rendendo di fatto quest’epoca la più significativa per la storia di questa pratica. Marsilio Ficino (1433-1499), ad esempio, rigettava l’astrologia divinatoria, ma ne riconosceva la funzione medica e magica, in quanto gli astri influenzavano la natura e il corpo dell’uomo, sebbene non la sua anima; Pico della Mirandola (1463-1494) era ancora più radicale, relegando l’influenza delle stelle al solo ambiente naturale, mentre Pietro Pomponazzi (1462-1524) affermava che ciò che gli astri producono con le loro influenze non è qualcosa di misterioso, ma semplicemente di non ancora noto all’uomo. In ogni caso l’astrologia si sviluppò enormemente grazie ai progressi dell’algebra e della trigonometria, e si pubblicarono delle tavole apposite per semplificarne i calcoli, come le Tabulae Directionum di Regiomontano del 1467, dando la possibilità anche alle classi inferiori di impararla. Sebbene la figura di astrologo più celebre fu Nostradamus (1503-1566), il vero riformatore fu Girolamo Cardano (1501-1576): da un lato, egli metteva in guardia le persone dagli astrologi incompetenti, che facevano predizioni troppo semplici dovute al fatto che non tenevano conto di tutti i fattori necessari, e dall’altro riteneva l’astrologia non una scienza matematica, ma ermeneutica, ovvero da sviluppare e migliorare soprattutto con l’esperienza e la verifica pratica; dettò inoltre le nove regole del buon astrologo, fra le quali il non fare predizioni semplicistiche, non fare l’oroscopo ai criminali, non nascondere eventuali sventure ai sovrani, e così via.
Fu soprattutto il pensiero razionale illuminista (e non l’eliocentrismo, che l’astrologia adottò senza problemi grazie al sistema ticonico) ad allontanare questa pratica dall’ambito degli studi accademici; cionondimeno, con la scoperta di nuovi corpi celesti (Urano nel 1781, Cerere nel 1801, Nettuno nel 1846, Plutone nel 1930 e Chirone nel 1977) e alla riscoperta dell’esoterismo nel XIX secolo, essa ha ripreso vigore, sebbene gli astrologi professionisti lamentino spesso la sua banalizzazione a causa degli oroscopi sulle riviste e in televisione, spesso effettuati per mezzo di generatori casuali e dunque senza alcuna validità.

LA MAGIA NATURALE

Un anello medievale cristiano con zaffiro inciso con scritte arabe.

Per magia naturale si intende in genere quella delle pietre preziose che, nota sin dall’Antichità, ebbe il suo culmine nelle corti principesche del Tardo Medioevo: essa si basa sul concetto che ogni gemma ha delle proprietà intrinseche che possono essere sfruttate (per fare qualche esempio, alcune proteggono dai veleni, altre donano la preveggenza, altre vengono usate contro determinate malattie, altre ancora aiutano nei furti). Questo accade perché la pietra ha un rapporto speciale col mondo naturale (e a volte con l’oltretomba), cosa che le conferisce doti particolari: il suo stretto contatto con la terra la rende strumento privilegiato di comunicazione con le potenze ultraterrene, fungendo così da intermediaria magica, richiamando forze spirituali o trasferendo altrove i mali (è per questo stesso concetto che, nel mondo classico, si facevano sacrifici e libagioni sugli altari consacrati a uno specifico dio). Non solo: Marsilio Ficino (1433-1499) sviluppò ulteriormente questa pratica, riprendendo i concetti della magia antica, e scrisse che collegando elementi che corrispondevano fra loro (piante, animali, suoni, simboli planetari e ovviamente gemme) posti sui talismani o in contesti naturali si poteva influenzare l’ambiente circostante e lo spirito umano, attingendo alle correnti energetiche che uniscono tutte le cose.
Questi poteri erano visti in genere come naturali, sebbene alcuni autori affacciassero l’ipotesi che fossero di derivazione demoniaca; va comunque notato che spesso e volentieri si confezionavano gioielli incidendo sulle gemme immagini sacre (come anche nel mondo antico) o brani del Vangelo, o si mettevano le gemme a contatto con le reliquie dei santi, per accrescerne il potere. A metà fra gioco e credenza reale, questa pratica non era esclusiva dell’aristocrazia delle corti, ma anche della borghesia e del clero; esistevano inoltre specifici libri che trattavano dei poteri delle gemme, chiamati lapidarii, i più celebri dei quali sono quelli di Marbodo di Rennes (1035-1123) e di Ildegarda di Bingen (1098-1179).

LA STREGONERIA

Il volo delle streghe e l'adorazione del Diavolo al sabba.

A differenza della negromanzia, spesso ad appannaggio delle classi colte, la stregoneria propriamente detta (quella dell’immaginario del sabba) era più legata alle classi inferiori, e aveva un carattere estremamente più sciamanico e, per così dire, istintivo. A partire dalla seconda metà del XIV secolo (1384) fino al XVIII (1799) tutta l’Europa (in Italia soprattutto le aree settentrionali) furono teatro di molti processi per stregoneria, in particolare nelle zone collinari e montane: la prima menzione sono i processi di due donne milanesi, che dicevano di essere andate al seguito di una tale Madonna Oriente (chiamata poi Signora del Gioco) assieme ad altri uomini, animali e spiriti di defunti, e di aver da lei imparato le arti della magia e delle erbe.
La stregoneria, stando alle testimonianze forniteci dai processi, funzionava più o meno secondo caratteristiche semplici e comuni a tutte le zone interessate: una strega più anziana avvicinava quella che le sembrava adatta al noviziato, e le presentava un bel giovane straniero, che le prometteva grandi poteri se avesse deciso di divenire suo amante; la creatura in questione veniva identificata dagli inquisitori con un demone, ed è giusto dire che ogni congrega aveva più demoni che assistevano le streghe. Il comportamento di queste entità era lo stesso che in genere viene attribuito agli spiriti totemici nelle tradizioni sciamaniche: parlando del suo demone, una strega camuna disse che a volte lo vedeva nella carne, altre che le “sussurrava nel cuore”, rivelandole cose presenti e future. A differenza dei demoni evocati tramite i libri di negromanzia, poi, quelli della stregoneria avevano nomi umani (Martino, Angelino, Giuliano,…), e sempre in forma umana apparivano, e mai animale (se non, in specifici casi, per condurre le streghe al sabba sul loro dorso).
Le pratiche stregonesche era semplici: in determinate notti (in genere di giovedì) le streghe si ritrovavano in un luogo prestabilito e isolato, e si davano a eccessi di ogni tipo assieme ai loro demoni; gli atti di profanazione dell’eucarestia, il cannibalismo rituale e la presenza stessa del Diavolo dovrebbero essere aggiunte posteriori, dovute forse all’agire dell’Inquisizione, forse alla modifica dell’immaginario delle streghe stesse. Le streghe si recavano ai cosiddetti “sabba” (chiamato dalle processate “buon gioco”, “barilotto” e in molti altri modi) a volte nella carne, altre nello spirito: il Malleus Maleficarum attesta che una strega, quando voleva volare al raduno, si stendeva sul letto e vi andava in spirito, dopo essersi cosparsa parti del corpo con uno strano unguento e volando fuori dalla cappa del camino, a volte cavalcando scope o animali, o trasformandosi in animale essa stessa (si trattava, con ogni probabilità, di una tecnica estatica simile a quella degli sciamani). Non sappiamo ovviamente i dettagli dei riti che si svolgevano in segreto, se non che prevedessero un banchetto e che avessero forse una componente sessuale; la maggior parte dei partecipanti erano donne, per quanto siano attestati anche stregoni uomini.
Le somiglianze rituali con lo sciamanesimo (e col seidhr in particolare) sono molto forti, e allo stesso modo lo sono gli effetti della magia delle streghe: per la maggior parte, le testimonianze parlano del loro agire tramite il tocco, col quale potevano far ammalare o uccidere, senza bisogno di pronunciare incantesimi; allo stesso modo potevano entrare nelle case passando da aperture minuscole, probabilmente anche rendendosi invisibili; era loro facoltà anche scatenare tempeste per devastare i raccolti: da qui nasce forse la leggende dei tempestari. 
Dalle descrizioni dei rituali e dalla teologia esplicata dalle streghe stesse, quello che viene chiamato Buon Gioco sembra essere una religione più che una mera pratica magica: se la negromanzia era volta a ottenere qualcosa, e il seidhr germanico era una tecnica a sé stante, la stregoneria si fondava su figure precise, aveva delle cerimonie fisse, richiedeva un’iniziazione che permetteva l’accesso a un gruppo coeso e che forniva un contatto costante col soprannaturale, non solo durante la pratica magica vera e propria. Va infatti notato che, in tutti questi processi, gli inquisiti rivelavano spesso che nel loro gruppo vi erano persone dei paesi limitrofi, segno che una congrega di streghe poteva essere geograficamente anche piuttosto estesa (al contrario dei negromanti, la cui pratica era per lo più solitaria). È probabile che la stregoneria altro non fosse che la forma più antica e di matrice pagana (poi demonizzata) della segnatura, che vedremo più oltre.

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